L’INTERROGATIVO DI THIEDE CHE NON SI PUò EVADERE
Da sempre l’uomo desidera sapere chi è Gesù, ne dipendono la storia e il presente. E Carsten Peter Thiede (morto, per infarto, a Paderborn a soli 52 anni lo scorso 14 dicembre) ha dedicato tutta la sua vita per rispondere a questa domanda. Lo storico protestante Thiede fece discutere il mondo per le sue scoperte papirologiche sull’origine dei Vangeli che permisero di retrodatare la stesura dello scritto di Marco di una decina d’anni, dal 70 al 60 d. C. (se non, addirittura, prima). 7Q5, il nome del frammento su cui si basavano i suoi lavori, smise di essere una sigla comprensibile per addetti ai lavori e divenne il cardine su cui si instaurò una battaglia, anche violenta nei toni, tra chi difendeva la storicità dei Vangeli e chi preferiva credere a un Dio dalle nuvole in su. Con Ma tu chi sei, Gesù? (Edizioni Paoline, pp.148, euro 9,00) Thiede ci conduce con la pazienza dello studioso, tra citazioni bibliche e riferimenti etnico-geografico-culturali, a rispondere a quella domanda cui nessuno dovrebbe sottrarsi.
Gesù stesso aveva compiuto il primo “sondaggio di opinione” sugli Apostoli: «La gente chi dice che io sia?». La domanda torna sempre a galla nella storia del cristianesimo, da Giovanni Battista che manda alcuni dei suoi a chiedere dal carcere: «Sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare un altro?» fino a Caifa che chiede sottilmente: «Sei tu il Cristo, il figlio benedetto di Dio?». Lo chiede Pilato, «Tu sei il re dei Giudei?», e lo chiede Saulo sulla via di Damasco, «Chi sei, o Signore?». Sappiamo cosa è accaduto sulla strada da Gerusalemme a Damasco, la luce e la voce, la conclusione: chi perseguita gli amici di Gesù perseguita Gesù. Sappiamo la sua conversione, leggiamo nelle sue lettere una testimonianza ineludibile. E ognuno di noi oggi è chiamato a dare la propria risposta. Thiede ci conduce attraverso la sua testimonianza a porre l’interrogativo in maniera non vana e superficiale.
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