L’IO, IL POTERE E LE NOSTRE OPERE

Di Giorgio Vittadini
03 Marzo 2005
Tanti basano l’azione sociale

Tanti basano l’azione sociale, economica, politica su ideologie, costruzioni teoriche nate per teorizzare gli errori e anestetizzare gli uomini dal male. Molti, anche a fin di bene, credono nelle loro analisi e progetti, prima sperando che si realizzino e poi ritirandosi delusi. Altri si rifugiano nel presunto spirituale per non sporcarsi le mani, per preservare “puliti” in un nirvana dorato i loro ideali e la loro fede, pensando così di essere più vicini a Dio. Altri ancora non credono in niente, se non nel loro interesse e tornaconto. Ci sono altri, e sono molti, che impostano tutto sull’etica, dividendo il mondo tra giusti (a cui credono di appartenere) e malfattori (di solito gli altri). Tra questi ci sono alcuni farabutti che non sanno rispettare un uomo, neppure il giorno del suo funerale.
Sono pochi, pochissimi quelli che credono in quella impalpabile realtà che è il desiderio dell’uomo e, ancora meno, quelli che pensano possa fondare addirittura un’azione economica, sociale, politica e pensano possa essere la base di una nuova civiltà. A questa, apparentemente impossibile, eppure reale dimensione, tra infinite altre cose, ci ha educato don Giussani. Così scriveva in L’io, il potere, le opere: «Non esiste la possibilità di costruire sul domani. Esiste solo la possibilità di costruire sul desiderio presente, il quale soltanto mi rende capace di stare attentissimo: un padre o una madre che hanno il bambino malato sono attenti a prestargli tutte le cure di cui ha bisogno, fino nei più piccoli particolari il desiderio è anche analitico nel guardarsi attorno: non mi scappa un capello; come energia di costruzione, non si stanca mai. è caratteristica dell’utopia costruire sul domani attraverso un’analisi e un’impostazione che, se non segue il desiderio naturale, segue il preconcetto proposto dall’ideologia al potere. Non esiste alternativa tra il seguire un’ideologia al potere o perseguire il desiderio del cuore dell’uomo. L’uomo ormai da 400 anni guarda la realtà cercando di proiettare su di essa la propria immagine già concepita e perciò il rapporto tra il soggetto e la realtà è un rapporto di possesso, di potere (…)».
«C’è differenza tra un progetto sull’uomo che nasca da ciò per cui l’uomo è fatto (…) e un progetto politico costruito su una concezione dell’uomo e del suo rapporto col mondo inventata dagli intellettuali».
L’analisi e la costruzione dipendono dall’intensità realistica del desiderio. Non è perciò utopia, idealismo; l’utopia e l’idealismo, invece, sono propri di coloro che mettono il tecnocraticismo come principio di una politica, perché il tecnocraticismo presuppone degli uomini-macchina, totalmente ed esaurientemente osservati attraverso l’analisi e manipolati integralmente dalla costruzione. Ma, grazie a Dio l’uomo non è così».
*Presidente Fondazione sussidiarietà

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