L’ipocrisia inquina più della CO2

Di Gaspari Antonio
14 Giugno 2001
Mentre il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha chiesto a Giuliano Amato di non «firmare accordi immodificabili sul clima»...

Mentre il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha chiesto a Giuliano Amato di non «firmare accordi immodificabili sul clima», Gianni Mattioli ha sottoscritto il documento Ue in cui i paesi europei si impegnano alla ratifica del protocollo di Kyoto. Francesco Rutelli ha detto ai microfoni della Rai che non si poteva non firmare, era un problema di coerenza e di impegno nei confronti della popolazione italiana. Ma di quale coerenza e di quali cittadini sta parlando il candidato premier della sinistra? La popolazione italiana ha chiaramente espresso il suo parere: i Verdi hanno raccolto appena l’1% dei voti, il peggior risultato da sempre. Per quanto riguarda la coerenza, forse Rutelli la confonde con l’ipocrisia. In quanto ad emissioni di gas serra gli ultimi dati dell’Eurostat parlano chiaro: il governo di centro-sinistra invece di ridurre ha aumentato le emissioni di gas serra. Mentre l’Inghilterra, la Francia e la Germania hanno diminuito nel 1999 i loro gas rispettivamente del 6,5%, del 2,2%, e del 3,7% l’Italia li ha aumentati di quasi un punto così da portare l’accrescimento di emissioni al 4,4%, dall’inizio degli anni Novanta. E non si può neanche dire che i cittadini italiani non abbiamo pagato per ridurre i gas serra… Pochi ricordano che il Governo guidato da Massimo D’Alema nel gennaio del 1999 ha imposto la “carbon tax”, un aumento del prezzo della benzina che ha prelevato dalle tasche degli italiani circa 2.100 miliardi di lire. Quanti dei fondi raccolti con la carbon tax sono stati destinati a progetti per ridurre le emissioni di CO2? E come sono stati utilizzati i 340 miliardi destinati al Ministero dell’Ambiente? Domande legittime, risposte del governo nulle! Diventa paradossale la critica sollevata dalla lobby radical-ambientalista contro il nuovo piano energetico prospettato da Bush. Il Presidente americano ha rifiutato il protocollo di Kyoto perchè «fondamentalmente squilibrato» ed ha proposto un piano energetico che possa difendere l’ambiente e ridurre il peso economico della bolletta petrolifera. L’ingegner Ugo Spezia, segretario generale dell’Associazione Italiana Nucleare, ha calcolato che «Se, come sembra, il 30% delle nuove centrali che Bush vuole costruire, sarà di tipo nucleare, fra vent’anni gli Usa avranno ridotto di 1.230 Mt/anno le attuali emissioni di anidride carbonica (5.660 Mt/anno), abbassandole del 25% rispetto al livello del 1990 (4.925 Mt/anno) a fronte del 7% richiesto dal protocollo di Kyoto». Già nel giugno del 1998, il Congresso Mondiale dell’Energia riunito a Houston, raccomandò ai paesi industrializzati che volevano ridurre le emissioni di gas serra di intensificare i programmi nucleari: «Se i paesi industrializzati si impegnassero in questo senso otterrebbero per il 2010 una riduzione delle loro emissioni di anidride carbonica non del 5,2% raccomandato dal protocollo di Kyoto, ma di oltre il 20%». Col risultato accessorio di lasciare ai paesi emergenti le risorse energetiche fossili necessarie per alimentare il loro sviluppo. Il presidente Bush è convinto che lo sviluppo economico e scientifico e il progresso dell’uomo garantiranno maggiori opportunità e mezzi per risolvere i problemi ambientali, mentre l’Europa socialista ha sposato il punto di vista ecologista secondo cui l’unico modo di difendere l’ambiente è quello di contenere lo sviluppo umano.

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