L’ira funesta dei telespettatori

Di Bracalini Paolo
08 Novembre 2007

Brevissimo sunto: Beppe Grillo aveva dato a Gianni Riotta, direttore del Tg1, del “giornalista da panino” perché al V-Day nel tg aveva riservato 23 secondi, includendo la storia del commento nazista sul blog del comico. Riotta per risposta ha messo in piedi una puntata di Tv7 con Scalfari e Sartori dove dava a Grillo, sostanzialmente, del cripto-fascista. Ora, siccome Riotta è un giornalista all’americana e ha studiato alla Columbia University, appena arrivato al Tg1 ha deciso di potenziare il sito internet per interagire via e mail con i telespettatori. Non l’avesse mai fatto. Perché i telespettatori, dal V-Day, gliele danno di santa ragione. Il professor Marco B., per esempio, lo ringrazia per avergli fatto capire chi siano i giornalisti della tv pubblica, «sempre al servizio dei padroni, inutili, mangiasoldi e deleteri». Gli risponde Riotta non molto british «se Grillo mi querela amen, ma se io querelassi lei? Cosca, servizio dei padroni. La chiamo a provare queste affermazioni in una bella aula di tribunale: che ne pensa?». Il signor Sergio teneramente scrive: «Mi vergogno di pagare il canone Rai e stipendiare chi strumentalizza l’informazione per fini politici». Anche Carlo mena pesante Riotta: «Ma Lei pensa che gli italiani siano così stupidi da non rendersi conto che il vostro è solo un servizio ai partiti e che spacciate come fatti le opinioni dei politici? Le consiglio di dimettersi». Altro cazzotto da Luigi: «Il suo Tg1 è uno dei peggiori della storia». «Non ricordo a mia memoria (ho 50 anni) alcuna seria indagine del Tg1 sui mali che affliggono il nostro paese. Non mi sembra che la tanto declamata trasparenza sia tornata» dice il signor Luigi. Una valanga rabbiosa via internet, forse una piccola parte delle e mail ricevute in redazione. Sono le conseguenze del giornalismo aperto ai new media. Toccherà spiegarlo, direttore, a quel suo professore di on-line journalism alla Columbia.

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