L’iradiddio sui rom per ora è servita solo a sdoppiare un governo dato per morto
«I giornali del Nord forse avevano ragione sull’emergenza sicurezza». E bravo Giuseppe Sanzotta, direttore del Tempo, storico quotidiano romano, che in un editoriale ammette che tutta quest’iradiddio in cui un bel giorno s’è risvegliata la politica governativa (dal pacchetto sicurezza al tuonar di Veltroni a reti rumene unificate) giunge quando la vittima, romana e illustre, non poteva non significare che erano anni, da Trapani a Bolzano, che piovevano vittime a dirotto. Inoltre, tanto per dire che non si era nel campo dell’imponderabile, giusto settimana scorsa i dati Caritas (che non è propriamente un’organizzazione antigovernativa e xenofoba) ci squadernavano la cifra dell’irresponsabilità di Romano Prodi. Su di lui infatti, in qualità di presidente del Consiglio, capo di un gabinetto in cui siede un ministro che invita gli immigrati a scendere in piazza, leader di un esecutivo che ha rinunciato ad esercitare il diritto (previsto dall’Unione Europea ed esercitato da quasi tutti i paesi membri) a rinviare di almeno due anni l’apertura delle nostre frontiere alle carovane di rom, cade l’enorme responsabilità di aver consentito che in soli diciotto mesi la popolazione di immigrati in Italia raggiungesse quota 3,7 milioni, con un incremento annuale di oltre il 20 per cento, record assoluto in Europa. Comunque, il risultato dell’iradiddio è che adesso i governi sono due (quello rossopirla di Prodi e quello rosasciocco del sindaco di Roma) e mai come oggi l’Italia è parsa così degradata e allo sbando. Roma come Belgrado al tempo dell’esplosione dei Balcani? Non ancora. Ma non ci vorrà molto tempo ancora se persone che reputavamo un tempo serie e avvedute, come il senatore Giulio Andreotti, continueranno con la respirazione bocca a bocca. Dicono che Prodi cadrà nella serata del 15 novembre. Altrimenti, prevede la brillante logica del leghista Roberto Calderoli, «la Casa delle Libertà è finita». Benissimo. Comunque vada, considerati i chiari di luna della sicurezza (e dell’economia) interna e le ripercussioni che avrebbe sulla nostra penisola una crisi internazionale con epicentro l’Iran, Formigoni, Bresso, Illy e Galan si preparino a montare la guardia. E i sindaci Moratti, Chiamparino, Cacciari si aggiustino bene sul petto la fascia tricolore. Ci potrebbe essere bisogno di loro quando si tratterà di tenere unita sul serio l’Italia. Forse.
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