L’islam discrimina le donne perfino quando sono kamikaze

Di Eid Camille
30 Novembre 2006

Dopo la donna kamikaze ecco la nonna kamikaze: Fatima, 65 anni, nove figli e una quarantina di nipoti, ha registrato il suo video di addio prima di farsi saltare. Ma è lecito per la donna imitare il maschio musulmano che si immola per il jihad e condividere l’onore di un gesto tanto “alto”? La questione purtroppo è diventata terribilmente seria da quando il kamikaze al femminile è salito alla ribalta della cronaca in Palestina e in Cecenia, sollevando numerosi interrogativi circa la sua validità giuridica. L’aspetto più curioso è che molti musulmani hanno interpellato le autorità religiose preposte a sciogliere il rebus attraverso internet. Le fatwe on line, i pronunciamenti religiosi tramite la Grande Rete, offrono uno spaccato interessante. C’è ad esempio la linea “pragmatica” del muftì Khaled al Madhkur. «Queste operazioni vengono affidate anzitutto agli uomini», sentenzia. «Ma se ciò risulta impossibile, che a compierle si candidi una donna e che ciò venga esaminato da ogni lato, questo è lecito». Il responso di un “collega” è invece di segno completamente diverso: «Mi pare difficile per la donna musulmana attaccare il nemico indossando il suo abito islamico e verrà perciò smascherata, a meno che non possa trovare il modo di compierlo mantenendo il suo abito. Si accontenti dunque la donna musulmana di spendere suoi denari per i mujaheddin, oppure di mandare al jihad suo fratello, figlio o marito». E il premio della donna kamikaze? «Ottiene le stesse ricompense dell’uomo – informa una terza fatwa on line – tranne questa prerogativa (le 72 vergini, ndr). La martire sta con il marito da cui si separa alla morte, il quale poi la raggiunge». Se nubile, «la martire viene data in sposa a uno della gente del Paradiso». Con buona pace della parità tra i sessi.

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