L’islam “moderato” alza la testa e manda una lettera al Papa

Di Eid Camille
18 Ottobre 2007

Qualcosa forse si muove all’interno dell’islam. La lettera aperta mandata da 138 ulema al Papa in occasione della fine del Ramadan intende trovare punti comuni tra cristiani e musulmani per favorire la causa della pace nel mondo. Una novità apprezzabile è il frequente ed esclusivo riferimento al Vangelo, e non al Corano, per citare Cristo. Nella lista dei firmatari figurano parecchi musulmani impegnati da tempo nel dialogo interreligioso, ma anche numerosi mufti sunniti e ayatollah sciiti, come il mufti di Istanbul che aveva accompagnato il Papa nella visita alla Moschea blu. Nella missiva si afferma che la pace dipende anche dal miglioramento delle relazioni tra musulmani e cristiani: «Se i musulmani e i cristiani non sono in pace il mondo non può essere in pace. Con la terribile capacità distruttiva che hanno le armi del mondo moderno, con i musulmani e i cristiani intrecciati ovunque come mai prima, nessuna parte può vincere un conflitto che coinvolge più di metà degli abitanti del pianeta. (.) Come musulmani diciamo ai cristiani che né noi né l’islam sono contro di loro, almeno fino a quando non decidano di muovere guerra ai musulmani, opprimerli e cacciarli dalle loro case a causa della loro religione», come prescrive un versetto coranico. Il documento si spinge fino a “scomunicare” implicitamente al Qaeda e i jihadisti dicendo che «coloro i quali trovano gusto nel conflitto e nella distruzione e li considerano i mezzi per raggiungere la vittoria» devono sapere che «sono in gioco le anime immortali se si fallisce nello sforzo di raggiungere la pace e di vivere insieme in armonia». Che “l’islam moderato” abbia finalmente deciso di alzare la testa? Meglio tardi che mai. “As-salamu ‘alaykum, Pax vobiscum”.    camilleid@iol.it

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