L’Italia cerca soci in Cina, ma è meglio provare in India
La maggioranza di governo in India potrebbe presto cambiare, è questa l’opinione di alcuni osservatori convinti che il paese sia in mezzo a una guerra invisibile, quella con il terrorismo. Nel solo 2006 i morti per attentati sono stati 1.492, di cui 240 nell’attacco ai treni di Mumbai a luglio, altri 517 in Kashmir, 131 in Assam, 132 in Manipur. Le forze di sicurezza indiane hanno ucciso 1.273 terroristi. Numerosi sono stati gli attentati sventati, soprattutto nelle principali città. Secondo gli analisti vi sarebbe una alleanza tra terroristi islamici e movimenti di estrema sinistra finanziati dalla Cina. L’obiettivo in comune sarebbe chiaro: destabilizzare il paese. Nella democrazia indiana vivono 200 milioni di musulmani, il dibattito sulla libertà religiosa è avanzato e si fanno sentire le voci per l’islam moderato. L’India sta diventando sempre più un laboratorio di interesse per tutti. Il paese inoltre fronteggia la Cina e non sono pochi i motivi di scontro. Non a caso il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio hanno trovato ospitalità in India.
A New Delhi, i governi più recenti, consapevoli della situazione, hanno sviluppato sempre migliori rapporti con gli Stati Uniti. Ma i paesi occidentali continuano a non ascoltare molto le preoccupazioni indiane e guardano con maggior attenzione verso Pechino. Il nostro primo ministro, per esempio, è già andato in Cina e non ancora in India. Eppure diversi studiosi ritengono che l’economia indiana supererà presto quella cinese.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!