Lo scandalo della carne
«Vittorio Sgarbi mi ha chiesto un quadro di Cristo da esporre alla mostra sul male che farà a Torino in febbraio». Maurizio Bottoni spiega a Tempi perché ha deciso di raffigurare un Cristo morto, un soggetto dimenticato in arte da almeno due secoli. L’immagine che vedete pubblicata in questa pagina è inedita. Bottoni l’ha dipinta «dopo aver riflettuto che il Cristo morto rappresenta un concentrato del male per eccellenza. Perché morendo ha attirato su di sé tutti i nostri peccati. Quindi è, al tempo stesso, un concentrato di male e di redenzione».
Ma perché ha deciso di rappresentare il Salvatore su un tavolo d’obitorio? «Non per un intento dissacratorio. Al contrario, proprio per far avvertire che Gesù è un uomo come noi. Un Dio che si è incarnato». Prima di mettersi all’opera, Bottoni ha iniziato un lungo lavoro d’immedesimazione con il soggetto; ha letto e studiato l’episodio narrato dai Vangeli, i testi di alcuni mistici e, soprattutto, la presentazione di Giovanni Testori della pittura di Grünewald. «Mi ha dato l’idea di quella bestemmia vivente che è il Cristo morto, con questo corpo martoriato dai nostri peccati che Lui redime». Le letture sono state il preludio allo studio di cadaveri. Visite all’obitorio, analisi dei corpi, disegno dal vero. Senza dimenticare il modello principe del suo lavoro: il “Cristo Morto” del Mantegna e quel punto di vista fortemente scorciato che permette una visione prospettica del tutto inusuale. Così è nato questo dipinto in cui, dentro una camera spoglia, in silenzio e solitudine assoluta, su un lenzuolo perfettamente stirato, è disteso questo Cristo completamente nudo con la testa riversa da un lato, il corpo pallido leggermente verdastro, coperto di ferite, col sangue grondante dalle mani e dal costato, mentre la corona di spine, disposta in un angolo, allude alla sua sacralità.
Maurizio Bottoni
(Milano, 1950), dice a Tempi che «la pittura deve assolvere la funzione che ha sempre adempiuto, ma che ormai, da secoli, sembra aver dimenticato: insegnare all’uomo a vedere e a scoprire quello che gli passa sotto gli occhi tutti i giorni. Lo scopo della pittura è, infatti, l’educazione».
Nel 1997 il Meeting di Rimini ha ospitato la sua mostra “L’infinito nel particolare”.
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