Lo sguardo del serpente
Alle parole di chi cerca ragioni per spiegare o addirittura giustificare i terroristi e la loro opera di distruzione risponde l’introduzione di E. Zolla a Il Signore degli Anelli, dimostrando ancora una volta che le grandi fiabe, parlando all’uomo di verità profonde, gli svelano la realtà: «Che qualcuno ami la degradazione, si voti ad essa inflessibilmente, ne ordisca la trama con dissimulazione, sofferenza e prudenza, questo è troppo per l’umanità che assiste affascinata, come uno scoiattolo sotto lo sguardo del serpente, alla demolizione sistematica dell’arte, della grazia contemplativa, della vegetazione» (dell’umanità stessa?), «L’intelligenza maligna che conduce quest’opera di rovina è non meno sovrumana di quella divina che s’infuse nel genio degli edificatori». E così quando M. Allam parla di «scardinare la fabbrica dei kamikaze», (Corsera 24 luglio) sentiamo l’eco di parole più antiche, terribili, quando ancora non si cercava la mediazione tra male e bene, ma soltanto la vittoria sul male.
«I suoi (di Tolkien) draghi non sono da assimilare, da sentire in qualche modo fratelli, ma da annientare». E, rispondendo «a coloro che ripetono come intontiti le consuete e sì stolte negazioni del peccato originale e del suo artefice». Sempre Zolla conclude: «Ma per conoscere sperimentalmente la presenza del Male è necessario aver fatto almeno qualche passo sulla strada della purificazione».
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