Lo zio di Brooklin? S’è venduto

C’è ancora bufera nell’aria per la faccenda delle schede contestate. In ogni caso il Berlusca, Camera a parte, poteva mettere su un bell’ambaradan al Senato, non ci fossero stati gli italiani all’estero. Evidentemente non conosceva la storia di Arrigo Sacchi ai Mondiali del 1994. Arrigo, allora c.t. della nazionale, voleva portare gli azzurri in California, dove il clima è mite e le ragazze disponibili. Invece il presidente federale Antonio Matarrese gli rispose: «Stiamo ad Est, avremo l’appoggio della grande comunità italiana». Prima partita al Giants Stadium contro l’Irlanda. Racconta Arrigo Sacchi: «Sono uscito dal sottopassaggio e ho visto migliaia di tricolori. Ho detto a chi mi stava accanto: sono bandiere vecchie, il rosso è stinto, pare arancione. Eh no, mi hanno risposto, è proprio arancione, sono irlandesi». I paisà si erano rivenduti i biglietti. Gli fregava un piffero dell’Italia. E così, anche stavolta, quelli con il mandolino, la pizza, la treccia d’aglio e il ritratto del Papa sono rimasti a casa. A votare ci sono andati gli altri. Ammettiamolo, fratelli, va bene la sussidiarietà, la famiglia e la scuola privata, ma i nostri compagni di viaggio ve li raccomando.

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