L’ok corral di Forza Italia
Nessuna scusante. «Don don don, è il terzo campanellone d’allarme che ci mandano gli elettori». E niente piagnistei. «Il cittadino elettore ha sempre ragione. Ogni voto è una sentenza, il politico deve soltanto mettersi sull’attenti». Roberto Formigoni è carico di adrenalina. Tutti lo cercano, si capisce. Da governatore della Lombardia è stato uno dei pochi leader nazionali a spendersi su piazza per fare campagna elettorale ai candidati della Cdl in Europa e alle amministrazioni locali. Considerato imbattibile al Pirellone di Milano, avrebbe potuto godersi lo spettacolo elettorale dall’alto del solido consenso che gode la sua amministrazione; una vera e propria macchina da guerra nel campo delle riforme, e avanguardia in Italia di una rivoluzione liberal-popolare che ha cambiato il volto della sanità, dell’istruzione, del mondo del lavoro e ha imposto la Lombardia – “la Baviera italiana” la chiama lui – come modello di modernizzazione e di amministrazione virtuosa in tutta Europa e nel mondo. Di vittoria del centrosinistra neanche a parlarne, però di pesante avvertimento sì. E questo è il Formigoni imbufalito che abbiamo incontrato all’indomani della bruciante sconfitta della Cdl alla Provincia di Milano.
Dunque, ci dica lei qual è il risultato complessivo di questo turno di europee e amministrative: ha vinto il centrosinistra, è pari e patta, ha vinto Rifondazione o che altro?
è chiaro che c’è stato un risultato articolato. In Lombardia si è perso a Milano e in alcuni altri Comuni; si è vinto a Brescia, a Bergamo, a Sondrio… Però diciamocelo, il segnale complessivo è chiaro: gli elettori di centrodestra hanno manifestato disagio e scontento. Lo avevano fatto alle elezioni europee di quindici giorni fa, lo hanno ribadito alle amministrative. Sarebbe suicida ignorare questo dato.
E secondo lei, qual è il messaggio che gli elettori hanno voluto trasmettere alla Cdl e al governo manifestando il loro “disagio e scontento”?
A mio parere gli elettori ci stanno dicendo almeno due cose: anzitutto che non sopportano più la nostra disunità, le liti, le divisioni. E con questo faccio riferimento al fatto che la Lega sia andata da sola al primo turno, errore gravissimo, ma faccio soprattutto riferimento alle liti e alle discussioni interne che da un anno continuano a dividere la Casa delle Libertà. Gli elettori moderati hanno le idee molto chiare: se hanno davanti uno schieramento moderato forte, compatto e dal piglio vincente, vanno in massa alle urne e ci fanno vincere, perché l’Italia è moderata, non è cambiato nulla, checché ne dica Fassino e compagnia cantante. Ma se lo schieramento litiga e si divide l’elettore si disamora immediatamente. Il cittadino moderato ci sta dicendo: «Voi litigate e noi dobbiamo fare i sacrifici? Ma andate tutti a quel paese!» Questo è successo: che per manifestare il proprio dissenso una parte di quella maggioranza che c’è in Italia non è andata a votare, né alle amministrative, né alle europee.
Lei sa, il centrosinistra grida alla vittoria politica di portata nazionale…
Vorrei ricordare che non c’è stato un solo voto travasato nel centrosinistra, non un solo elettore che dalla Cdl sia passato all’Ulivo. Il segnale non è politico, non è cambiata la geografia del voto in Italia. Fassino e Rutelli possono mettersi il cuore in pace: l’Italia è moderata…
Se la geografia politica nazionale non è cambiata, come in effetti sembra dimostrare il voto europeo, dove sta allora il problema?
è tutto nostro, è tutto interno alla Cdl. Perché noi siamo maggioranza nel paese, però bisogna che gli elettori vengano a votarci. Se noi continuiamo a litigare e riempiamo le tasche dei nostri elettori con le chiacchiere invece che con l’azione di governo, quelli, quando viene il momento del giudizio, piuttosto di votare per noi se ne vanno al mare. Mi sembra normale, no? E così, la sinistra, che invece è colpita meno dall’astensionismo, con i suoi voti e solo con i suoi, riesce a spuntarla. Non sono loro che vincono, siamo noi che continuiamo a farci del male.
Diceva che i messaggi che l’elettorato ha mandato alla Cdl sarebbero almeno due. Il primo è chiaro. Il secondo?
Il secondo è quello che puoi raccogliere tra la gente su qualunque strada della Lombardia: «Uè, bagai se te veut el me vout te del venì al ciapà e laurà» (ragazzo, se vuoi il mio voto te lo devi conquistare col sudore della fronte, ndr). Si può dargli torto? No, perché anche la politica è lavorare, far fatica, stare tra la gente, ascoltare e andare in giro a consumare le suole delle scarpe. Dove sta il problema? Il problema sta nel fatto che nella Casa delle Libertà c’è troppa gente che pensa che i voti arrivino dal cielo e pensa che basta avere gli occhi belli e farsi fotografare vicino al Cavaliere perché i voti arrivino. Per questo, noi Casa delle Libertà e noi Forza Italia abbiamo sbagliato troppi candidati. E sa, allora, cosa dice Formigoni?
Cosa dice Formigoni?
Dice che è arrivato il momento di un vero e serio esame di coscienza. Perché avanti così, se non si cambia registro, le sconfitte si cumuleranno. Attenzione: abbiamo perso nel 2004 ma avevamo già perso nel 2003 e nelle poche elezioni del 2002. Non possiamo archiviare questi risultati come incidenti di percorso e “va tutto bene madama la Marchesa”. Non va affatto bene, madama la Marchesa. L’elettore parla e quando la politica non l’ascolta, l’elettore, giustamente, s’incazza. I nostri elettori hanno cominciato a bisbigliarci qualcosa già nel 2002, poi han parlato nel 2003 e adesso ce l’han detta tutta, un cartellino giallo grande come la provincia di Milano. Adesso noi dobbiamo dimostrare di aver capito la lezione: unità e laurà, su le maniche e cicerà poc. In particolare per Forza Italia è indispensabile un esame serio: c’è troppa gente che la politica non sa nemmeno dove sta di casa, ci sono troppi notabili di partito che pensano a se stessi, ai propri amici, agli amici degli amici, alla propria corrente, e se non hanno una corrente pensano di farsela approfittando della responsabilità che hanno nel partito. E poi, questi, sbagliano regolarmente candidato. Ripeto, non si tratta di una vittoria del centrosinistra, ma di una campana d’allarme che i nostri elettori ci hanno suonato per la terza volta in tre anni. Ragazzi, chi non la sente è un fesso. E siccome qualche fesso ce l’abbiamo anche in Forza Italia, beh è arrivato il momento di guardarci bene in faccia e dirci le cose come stanno.
Fuori i nomi, presidente.
Non voglio fare né nomi né cognomi, anche se ce li ho, perché gli esami di coscienza non si fanno in piazza e i panni, come si dice, si lavano in casa, a porte chiuse, non oggi, ma certamente non tra molti giorni, con una riflessione comune fatta con estrema chiarezza e con il Cavaliere che dovrà mettere a disposizione del tempo, sulla base di dati precisi, esaminando l’andamento del voto città per città, comune per comune, regione per regione, di quello che è successo in questi tre anni. Perché una cosa è chiara: da quando Forza Italia è andata al governo, cioè nel 2001, da allora le cose non vanno bene. Non facciamone un dramma, succede, ma neanche mettiamo la testa sotto la sabbia. Quello che io chiedo – e so che ci sarà – è questo serio e approfondito esame di coscienza, a porte chiuse, senza nessun processo pubblico, ma dove ognuno si metta in discussione.
Contraccolpi sul governo e la politica nazionale, ne vede?
Non ne vedo. Però c’è quel richiamo, forte, alla coesione, che ci viene dalle urne e che, a questo punto, deve essere compreso molto bene. Non si può continuare a trasmettere ai nostri elettori (come facciamo almeno dalle amministrative dello scorso anno) la costante immagine di una litigiosità, di una freddezza, di una polemica all’interno della coalizione. Se ci sono differenze bisogna affrontarle subito e bisogna trovare una soluzione. Si sta insieme per realizzare un programma. Secondo: ministri tra la gente. Chi governa deve scarpinare. E, ripeto, questo vale a tutti i livelli, dai ministri del governo all’amministratore di Comune. Dopodiché: il governo che era partito con programmi che tutti i cittadini hanno condiviso si è trovato tra capo e collo una serie di mazzate che, come si è visto, sono state capaci di stendere colossi politici come Aznar e Blair che, come si sa, sono stati i fari del riformismo e della crescita in Europa. L’11 settembre, l’Afghanistan, l’Irak, il terrorismo, la bolla speculativa, la crisi economica mondiale, la Cina. è chiaro che, per tutte queste ragioni – oltre al fatto che in Italia ci siamo trovati di fronte un’opposizione senza testa e senza responsabilità – si fa fatica a tener fede a tutti gli impegni programmatici. Però, se non si riesce a fare tutto, se bisogna fare delle scelte, bisogna pur dirlo alla gente. Ecco, si è spiegato poco, tutto questo, agli italiani…
In effetti, non è sembrato molto intelligente non ammettere apertamente le difficoltà in cui si trova il paese per cause imprevedibili come sono una guerra, una congiuntura economica sfavorevole, gli effetti dell’euro…
Ma le faccio un altro esempio. C’è sul tappeto il programma di riduzione fiscale e io sono d’accordo, lo condivido. Però, cerchiamo di capirci: annunciarlo venti volte e poi non farlo, è dannoso. Facciamolo, ma fin quando non lo facciamo, per favore, stiamo zitti. Ci metteremo una settimana? Tre mesi? Non importa. L’importante è che ci lavoriamo sopra seriamente, stando zitti, trovando un accordo condiviso da tutti i partiti della coalizione, decidendolo e quindi annunciandolo tutti insieme. Intendiamoci: delle buone riforme sono state fatte, la Moratti e la legge Biagi, solo per citare le due più importanti. Ma anche qui, cosa è mancato? è mancata la capacità di contrapporsi a una sinistra che ha fatto una propaganda di una demagogia spaventosa contro queste pur ottime leggi. Ma cosa vuol dire contrapporsi alle sinistre se non la capacità e la decisione di andare tra la gente a spiegare la bontà e le ragioni immense di queste due riforme? Mi viene in mente la legge sanitaria lombarda: dal 1996 abbiamo fatto tre anni di guerra, armati fino ai denti dalla mattina alla sera, andando per le strade e per le piazze a spiegare la bontà della nostra riforma, e alla fine abbiamo ridotto al silenzio i nostri avversari. Perché non è possibile che questi continuino ad essere addirittura offensivi quando si rifiutano di chiamare la “legge Biagi” col suo nome e la chiamano spregiativamente “legge 30”. Poi è chiaro, bisogna anche essere sinceri: non si può dire che tutto va bene quando a causa della congiuntura detta sopra c’è gente che fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Di questa situazione bisogna che un governo ne tenga pur conto.
Il nostro sistema maggioritario (imperfetto) avrebbe dovuto semplificare la politica italiana e garantire governabilità e alternanza al paese. Pare che garantisca la seconda, ma con una camicia di forza che provoca nichilismo politico, candidati decisi dalle cupole, rissosità interna alle coalizioni, proliferazione di liste civetta, tatticismi. Come vedrebbe la proposta di un ritorno al proporzionale, ma alla tedesca, con sbarramento tra il 3 e il 5%?
Ritengo che non sia una eresia parlarne. è un tema sul tappeto, discutiamone. Quello che mi sembra sia da evitare è un ritorno al proporzionale puro con l’ingovernabilità da Prima Repubblica. Però un sistema proporzionale con premio di maggioranza o premio di coalizione è una cosa di cui è giusto parlare, in modo che il bipolarismo sia rafforzato da uno schema che dia più forza ai partiti maggiori e premi le coalizioni vincenti.
Anche se, come spiffera qualcuno, dal quotidiano-partito La Repubblica, partirà il tam tam per candidarle contro Franco Bassanini alle regionali del 2005, perfino il nostro amico Prc Augusto Rocchi considera Formigoni imbattibile. Lei, lo Schumacher della Cdl in Lombardia, cosa pensa?
Non penso, confermo la mia ricandidatura, ma chiedo ai miei amici alleati cosa vogliono fare. Perché quelli che pensano di avere già tutte le vittorie in tasca bisogna che finalmente capiscano che di vittorie in tasca non ce ne sono proprio e che, anzi, ogni vittoria bisogna sudarsela. Anche Schumacher se si distrae un istante va fuori pista. Tutti gli squadroni presuntuosi che partono per spaccare il mondo e non si fanno un mazzo così finiscono poi eliminati al primo turno. Questo vale anche in politica ed è questo il bello della vita e delle sfide, tutto rimane in gioco fino all’ultimo. Anche il mio amico Stoiber doveva vincere le elezioni tedesche, perché l’Spd sono dieci anni che è sotto la Cdu. In dieci anni la Spd è stata sopra la Cdu un giorno solo. Peccato che era il giorno delle elezioni.
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