L’OMBRA DI BILL CLINTON

Di Lorenzo Albacete
25 Novembre 2004
La scorsa settimana l’ex presidente Clinton è tornato alla ribalta delle notizie.

La scorsa settimana l’ex presidente Clinton è tornato alla ribalta delle notizie. La cerimonia d’apertura della sua “Biblioteca Presidenziale” a Little Rock, in Arkansas, è stata per qualche giorno al centro dell’attenzione dei media. è davvero stupefacente come riesca ancora ad affascinare così tante persone e a suscitare forti emozioni, a favore o contro che siano. I democratici sognano di avere un leader in grado di farsi eleggere e poi rieleggere soltanto sulla base delle sue capacità in campagna elettorale, visto che tutto il resto era contro di lui. La prima volta ha vinto contro un presidente che aveva ottenuto uno dei più elevati indici di popolarità nella storia della politica americana, e quattro anni dopo vinse di nuovo con il solo risultato di diventare il secondo presidente ad aver subìto una procedura di impeachment per spergiuro. Senza dubbio i democratici pensavano: «Se solo si fosse potuto ancora candidare avrebbe certamente sconfitto George W». L’operazione al cuore gli aveva impedito di fare campagna attiva per il senatore Kerry, e così ora era di nuovo politicamente imbattuto e padrone della scena politica, capace di riunire sullo stesso palco altri tre presidenti (Bush I e II e Jimmy Carter) per fargli i complimenti. Il quarto presidente invitato, Ford, ha ormai 91 anni e non compare quasi più in pubblico, altrimenti sarebbe stato presente anche lui per intonare le lodi di Clinton. Non sorprende che Clinton sia soprannominato “il ragazzo delle rentrée”: rientra sempre “in gioco” proprio quando si pensa che la sua carriera politica sia terminata.
E sebbene Bush I e II gli abbiano offerto lodi molto generose, la base conservatrice del partito repubblicano era entusiasta di avere ancora una volta l’opportunità di far rivivere il suo odio nei confronti dell’ex presidente. Si è assolutamente rifiutata di riconoscere che Clinton sia in grado di provare sentimenti decenti o di sostenere giusti ideali. Per questo genere di conservatori, non esiste la minima traccia di decenza e onestà in quest’uomo (la sua biblioteca presidenziale è stata derisa come il “centro per disfunzioni eiaculatorie”). Ritengono che abbia un ego smisurato, e Clinton li ha fatti infuriare quando, nel suo discorso, ha domandato: «Sono davvero l’unico in questo paese al quale piacevano sial il presidente Bush sia il senatore Kerry?». Sarà interessante vedere quale ruolo giocherà quest’uomo nei prossimi anni. Una cosa è certa: potrà sempre contare sul fatto di avere un pubblico.
Gli attacchi al vetriolo contro Clinton mascherano la divisione che esiste all’interno del movimento conservatore, cosa che rappresenterà un ostacolo per le politiche del presidente Bush nei prossimi anni. Il movimento è diviso tra i neoconservatori, attivisti in politica estera e in qualche modo liberal sulle questioni interne, i “paleoconservatori”, isolazionisti, opposti all’intervento dell’America all’estero e ossessionati dalla minaccia della globalizzazione e dell’influenza esterna sul paese, i conservatori economici, terrorizzati dal deficit creato dalle politiche di Bush, e i conservatori religiosi, mossi da preoccupazioni culturali. Non sarebbe sorprendente se nei prossimi mesi la vittoriosa coalizione di Bush comincerà a frantumarsi. Ci sono già tre questioni che ne stanno incrinando l’unità: la minaccia nucleare posta dalla Corea del Nord e dall’Iran (i neocon stanno già preparando il terreno per una soluzione militare, e la nomina di Condoleeza Rice a segretario di Stato va in questa direzione); i progetti di Bush per il sistema di assistenza sanitaria e di previdenza sociale; l’immigrazione illegale attraverso il confine messicano. Sarà interessante osservare che cosa consiglieranno di fare a Bush i suoi consiglieri, visto soprattutto che fra due anni sarà un presidente “a fine carriera”, che non potrà più candidarsi. Forse si rivolgerà al presidente Clinton per farsi aiutare.

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