L’omosessualità è curabile? Col ddl Mastella non si può dire

Incuriosita dal traino del programma Il bivio, il 23 gennaio scorso ho voluto vedere questa trasmissione ampiamente pubblicizzata, sul tema del transessualismo, anche per le positive premesse dichiarate dal conduttore Enrico Ruggeri, per cui qualsiasi argomento può essere trattato in tv purché lo si faccia in modo etico. Dire che l’impressione personale dopo i titoli di coda è stata un misto di indignazione e di tristezza è ancora poco e vorrei spiegarle il perché. Come medico infettivologo, che cura le conseguenze sanitarie devastanti derivanti dallo stile di vita transessuale, penso che il tema doloroso del disturbo dell’identità di genere (frettolosamente liquidato dall’onorevole transgender Luxuria presente in studio come una scelta normale, una ex malattia depatologizzata dal 1994, e definito da Ruggeri come una psicologia inserita in un corpo sbagliato) meriti ben altro ambito ed equilibrio. La storia, per chi sappia minimamente leggere un profondo disagio, era esemplare: due gemelli un po’ gracili crescono con una madre sola, tra bambole, una sorella maggiore (la cui principale occupazione sono il trucco e i cosmetici) e la televisione come baby sitter. Da ragazzini, in piena crisi adolescenziale, nelle lunghe ore passate da soli in casa, i due gemelli hanno accesso ai programmi hard come il concorso per l’elezione di miss trans. Finalmente (sic) la svolta: capiscono che il loro desiderio è diventare donna e ora sono in transito più o meno completo da un genere all’altro: uno già amputato a livello genitale, l’altro si autodefinisce in stand by (.). Nessun tipo di commento o di controinformazione scientificamente attendibile nel corso del programma: allo psicoanalista Ricci sono stati concessi credo meno di due minuti di parola prima di un evidente, drastico taglio subito dopo un suo accenno alla terapia riparativa. (.) Uno dei momenti più tristi è stata la presentazione in controluce del gaio mondo (o piuttosto ghetto, visto che vi si può accedere solo dopo tesseramento obbligatorio?) in cui i gemelli tra lap dance, cubi di discoteche, lustrini, protesi e siliconi sopravviveranno, fino a quando l’inevitabile decadenza fisica legata all’invecchiamento (impietosamente simulato al computer quasi causando una crisi di panico di uno dei due) non porrà fine alla mascherata. Il transessualismo è stato presentato come normale, una sorta di natura inevitabile a cui non ci si può che arrendere. La testimonianza di un ingegnere, che con un percorso personale ne è uscito, volontariamente e con successo, grazie a opportuno accompagnamento, è stata completamente censurata dopo la registrazione. È stato stravolto e citato a sproposito il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm) in cui il Gid (disturbo dell’identità di genere) in età pediatrica (nel momento in cui si può intervenire con maggior successo) è chiaramente classificato come patologia predittiva di transessualismo, transgenderismo e omosessualità nell’età adulta. Peccato per il presentatore: se avesse potuto onorare il principio di realtà, mostrando vero e grande rispetto per le persone transessuali, il suo programma avrebbe potuto presentare il devastante risultato delle profonde ferite legate all’assenza del padre (altra parola mai pronunciata nella trasmissione), all’abuso, alla deprivazione affettiva, all’esposizione in età critica alla pornografia (.). Credo che ogni ulteriore commento sia superfluo. O forse no: tutto questo era trasmesso su Italia 1, una delle reti Mediaset di Berlusconi, il difensore dei valori della famiglia.
Chiara Attori Milano

Le posso assicurare che Berlusconi non c’entra. E ciò, purtroppo, per certi versi è anche peggio. Perché è l’ennesima prova di quanto il Cavaliere ripete da anni. E cioè che se le televisioni sono sue, a riempirle sono quelli che hanno un pensiero opposto al suo. Quelli che hanno il portafoglio a destra e votano a sinistra. Detto ciò: avete capito la pericolosità del decreto legge Mastella? Lasciamo perdere che restringe pericolosamente la libertà di opinione e che per non mandare in galera quelli che negano la Shoah, cito testuale, «intende proclamare un principio di valenza generale, sancendo l’equivalenza tra le discriminazioni causate da motivi razziali e quelle causate dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale delle persone». Dove l’imbecillità intrinseca della norma è evidente, giacchè si tratta di una legge che renderebbe passibile di persecuzione giudiziaria non soltanto chi discrimina nel senso sancito già da ogni Costituzione democratica (è giusto e normale che venga perseguito chi pone in essere con parole e opere discriminazioni per sesso, religione, razza, appartenenza sociale eccetera), ma anche chi “discrimina” nel senso per cui uno può dire, magari sbagliando, “questo è giusto, questo no”, “questo fa male, questo no”. Il ddl Mastella appiattisce ogni opinione e ogni differenza, imponendo di fatto per legge la sospensione di ogni giudizio su ogni orientamento sessuale (e perché allora coltivare ancora dubbi circa l’orientamento sessuale pedofilo? Bè, di questo passo, vedrete, arriveremo anche allo sdoganamento della pedofilia, in Olanda c’è già un partito pronto all’uso). Così facendo il ddl Mastella non limita soltanto la libertà di pensiero, ma legittima l’idea di uno Stato etico fondato sull’ideologia del relativismo. Perciò, se passa il ddl Mastella, chi non è relativista e, poniamo, non è d’accordo con l’ideologia di genere o transgender, qualora lo dicesse o lo scrivesse, sarà passibile di persecuzione giudiziaria. Roba da matti? No. Roba da sistema totalitario.

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