L’onanismo mistico della ministra che vuole lasciarci tutti in Pacs
All’ostinazione antipacs della sua stessa chiesa, il ministro «con nome da spogliarellista e spirito da sceriffa» (la definizione è di Pansa) replica dichiarando ai tg che «no, non stiamo lavorando a un’alternativa alla famiglia, ma al riconoscimento dei diritti della persona». Perbacco: i Pacs in omaggio ai diritti della persona. Ma allora chi sono costoro che li considerano un’operazione ideologica e una stupidità giuridica? Chi sono questi reazionari che si oppongono alla realtà, secondo noi un po’ troppo virtuale, che dipinge l’Italia come un posto dove la gente non aspetta altro che farsi un registro di coppiette di fatto? Ma davvero sono nemici dei “diritti della persona”? è evidente che, da qualunque parte si giri, la ministra Rosy Bindi dovrebbe riflettere sulle Termopili logiche in cui si è messa – per di più da fervente e oblata cattolica – in nome di un progresso misurato col metro “dei paesi europei più evoluti” (come a dire che se non hai una legge come hanno in Olanda non sei neanche un Totò in America). Dire di stare col Papa e poi, da progressista e moderna, dover dimostrare che pure l’agnostico Pierluigi Battista è un oscurantista, è un bel problema di quadratura del cerchio. Birichina di una Rosy, che per una poltroncina da ministro non riesci ad ammettere che il meno che si possa dire è che i Pacs non servono a nulla. Il giusto che si deve dire è che servono a introdurre in modo surrettizio quello che è stato già introdotto dal nord Europa alla Spagna. E cioè il principio che non c’è più né uomo né donna, né padre, né madre, né gatto né nonna, ma siamo una cosa sola nel polimorfo e indifferenziato universo gay. E anche se la realtà non ci sta dentro, perbacco!, devi crederci e adeguarti per legge dello Stato. Povera Rosy e poveri teodem. Non c’è azione cattolica che non scaturisca da una qualche curiosità laica per la realtà. E che poi non finisca per appisolarsi nell’autoerotismo mistico di una scelta religiosa.
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