L’ONDA DI MARINEDDA
L’anno è cominciato da poco e l’unica cosa certa sembra lo tsunami. L’amica dei tempi dell’università morta, l’amica sarda di 32 anni colpita da infarto, P. che lotta contro la leucemia, un’onda anomala che ci colpisce da vicino. L’amica che ha perso il bambino e l’altra costretta a letto per non perderlo e tutti quei bambini che l’onda si è presi, i primi a scendere in spiaggia, come i nostri d’estate, a Marinedda prima delle nove per non scottarsi, e tutti quelli che non vedranno mai la luce.
Don Gianni, nel paesino in Sardegna dove ho casa, termina la messa dell’Epifania dicendo che nel 2004 sono nati undici bambini e sono morte sedici persone. Crescita sotto zero. Non vi spaventa quest’onda? Eppure tra i flutti ecco emergere una piccola compagnia fatta da “solo” cinque della mia famiglia, una coppia, e lui “impazzisce” per il baccano dei piccoli e li minaccia, «ma com’è simpatico» dice la mia T., e poi una mamma con bambino, e ha paura che una qualsiasi onda se lo porti via, nove persone che passano una settimana insieme. I bambini tra giochi e liti, preghiere e bellezza del creato e ventidue amici a cena imparano il senso della vita e i grandi pure. Un piccolo pezzetto di civiltà cristiana.
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