L’Open day che convinse l Prc

La proposta del “caso Finkielkraut” in edicola mi ha spinto a scegliere Il Giornale. Ho letto con piacere il relativo articolo. Ho poi letto con interesse ma con qualche riserva il successivo colloquio con Jean Sevillia. E sono rimasto infine incredulo davanti al grafico della settimana, secondo il quale “la legge francese del 1905” sarebbe responsabile della flessione in edifici religiosi e ministri del culto per la Chiesa cattolica. Avevo visto il Vostro Direttore ad una puntata di Otto e Mezzo di Giuliano Ferrara, e mi era sembrato un giovane promettente da tener d’occhio nel triste panorama dell’acquiescente giornalismo italiano: pur non aspettandomi certo da lui una difesa del laicismo, non mi sarei tuttavia atteso una visione cattolica tanto pronunciata. Il laicismo non c’entra, tanto meno negli ultimi cent’anni: la Chiesa cattolica è un centro di potere, tra l’altro spesso poco cristiano, e come tale ha i suoi alti e bassi nello scontro con gli altri centri di potere con i quali si trova a confrontarsi, al punto che il suo proselitismo nell’ambito della Chiesa ortodossa causa la protesta di questa. Sarà che Giuliano Ferrara si è messo a corteggiar cardinali, e che da parte vostra si fa filtrare un sospetto di discriminazione verso i cattolici, ma a questo punto l’eliminazione del richiamo alle radici ebraiche e cristiane per il fantasma europeo comincia ad apparire, più che conveniente, necessario. Ciascuno può avere le proprie opinioni ma, quando vengono rese pubbliche, è opportuno che si verifichi che siano “storicamente corrette”, secondo il vostro stesso richiamo al libro di Sevillia.Quanto sopra non toglie che desideri per Voi sinceramente il miglior anno possibile.
Gianpaolo Bertaccini, Milano
“A colpo d’occhio, la legge francese sulla separazione fra Stato e Chiesa del 1905 ha fatto bene ai culti non cattolici, ma molto meno alla prima confessione religiosa del paese”. Perdoni, ma cosa c’è di tanto grave nel sobrio commento di Rodolfo Casadei a un dato (di fatto) per cui si registra il moltiplicarsi dell’apertura di moschee e il moltiplicarsi della chiusura di chiese? Non è che si dice (sarebbe folle) che la causa è la legge del 1905. Mi domando: il problema sono le radici ebraico-cristiane o proprio lui, “il fantasma europeo” ? Grazie e buon anno anche a lei.

Al direttore – Il primo Open Day che ho messo in campo risale all’anno scolastico 1994/95. La sfida per me – consulente di comunicazione e marketing – riuscire ad immaginare un percorso che permettesse di far conoscere da vicino il mondo di quelle che erano chiamate “scuole private” valorizzandone le singole diversità ed evitando il rischio di mercificare l’esperienza educativa. Nel corso di questi anni gli Open Day che hanno funzionato meglio (penso a quelli del Malpighi di Bologna, del Don Gnocchi di Carate o del Sacro Cuore di Milano) sono quelli in cui l’Ente Gestore si è messo in gioco con una professionalità specifica. Una professionalità che da una parte si coinvolge con i protagonisti della scuola per valorizzare l’originalità e, dall’altra, usa strumenti adeguati per comunicarne e promuoverne i contenuti. Ricordo il lavoro fatto con il preside di un liceo della Brianza che, ancora oggi, dice che il primo Open Day della sua scuola, oltre a portare in un giorno solo un numero di iscrizioni inimmaginabile, ha fatto crescere la coscienza nei ragazzi, negli insegnanti e nei genitori del valore dell’esperienza che stavano facendo. Così, in una scuola della Liguria il grande battage aveva richiamato anche un accademico importante iscritto a Rifondazione comunista che, curioso di vedere cosa era in grado di fare questa scuola cattolica che avversava, dopo la partecipazione all’Open Day sceglieva di iscriverci suo figlio. Nel caso degli Open Day, il nocciolo della questione era ed è rimasto quello di far percepire in un giorno il fascino e l’entusiasmo di un metodo che si svela nel corso dell’anno scolastico.
Fabrizio Scheda, inventore Open Day

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