LUCI MEDIOEVALI, ALTRO CHE SECOLI BUI
I pregiudizi sono duri a morire. I primi studi che documentano come lo jus primae noctis sia un mito risalgono all’Ottocento. Ma ancora oggi molti ci credono. Sono cent’anni che gli storici sanno che non ci fu alcun terrore dell’anno Mille. Ma nei libri di scuola si trovano ancora tracce dell’invenzione romantica. Da anni Susan Reynolds sta spiegando che il ‘feudalesimo’ non è mai esistito, mentre i documenti attestano una pluralità assai articolata di forme di proprietà della terra e di rapporti di sudditanza; ma nei sussidiari dei nostri ragazzi fanno ancora bella mostra di sé le piramidi di vassalli, valvassini e valvassori che hanno riempito il nostro immaginario.
L’aureo libretto di Giuseppe Sergi – docente di storia medievale a Torino, membro del consiglio scientifico del Centro italiano di studi sull’Alto medioevo di Spoleto – prova a fare un po’ di giustizia. Lontano da ogni sospetto di nostalgicheria, prova a mettere in ordine un po’ di fatti, un po’ di credenze popolari, un po’ di concetti. Ne esce un Medioevo vivo, poliedrico, vario. Un cantiere sperimentale, in cui mentalità, forme politiche, invenzioni produttive si incrociano e si mescolano in maniere sempre nuove e sorprendenti.
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