L’Ulivo fa Acquarone da tutte le parti
Non piove da mesi in Liguria, ma una tempesta si è abbattuta sulla Margherita rivierasca, con forti ripercussioni romane. Mentre vi inviamo questa cartolina non sappiamo cosa farà Lorenzo Acquarone che in questi giorni si è concesso una pausa di riflessione. Tuttavia quello che ha detto equivale a un attacco portato direttamente al cuore del partito guidato da Rutelli. E il tutto fa ancora più scalpore se leggiamo le dichiarazioni del generalissimo Romano Prodi, che dal suo alto scranno di Bruxelles, sul far del week end scorso, dettava a un quotidiano italiano le future strategie della sua creatura, l’Ulivo, anch’essa in crisi idrica (o per meglio dire di pensiero proprio e cose simili). Il generalissimo “Mortadella” parla, alcuni dei colonnelli disertano? Cosa ne sarà delle truppe?
Ma andiamo con ordine. Innanzi tutto chi è Lorenzo Acquarone? Professore insigne di diritto amministrativo, avvocato tra i più noti a Genova, deputato della Margherita, già democristiano e vicepresidente della Camera, poi esponente di spicco dei Popolari di Martinazzoli (con cui dice di avere affinità elettive) e infine approdato come tanti ex Dc sotto i petali di quello che una volta era il “biancofiore”. Aveva clamorosamente annunciato di voler lasciare il gruppo parlamentare della Margherita: «Mi iscriverò al gruppo misto, ma sto guardando anche all’Udeur di Mastella». Apriti cielo. Secondo il vecchio stile della “balena bianca” dichiarazioni, anatemi, auspici, inviti a ripensarci e così di questo passo.
L’analisi di Acquarone è impietosa: «Noi dobbiamo rappresentare quell’elettorato che è contro il centrodestra e la Margherita è senza soluzioni» e poi rispetto alla situazione ligure a un quotidiano aveva detto: «Non mi ritrovo nella Margherita ligure, mi fa soffrire vedere quel Mori (il segretario regionale, ndr) che è una persona perbene circondato da certi personaggi che poi si dividono tra loro in polemiche». E palese palese fa notare che in Liguria la Margherita non decolla, anzi crolla. Rispetto all’Ulivo il professore genovese fa presente di essere stato favorevole a una federazione di partiti nel nuovo Ulivo, ma non a un unico partito nel quale si perderebbero le identità e le basi. In netto contrasto proprio con Prodi che auspica per le prossime elezioni europee candidati unici per tutto lo schieramento senza sigle di partito. Il professore genovese conclude: «Cosa abbiamo a che fare noi ex democristiani, con gli ideali mazziniani e con le anime radicali?». Nulla si risponde il deputato che a Roma non vuole più prendere ordini dai radicali rutelliani. Con le gerarchie in queste condizioni le truppe della margherita farebbero meglio a chiedere il congedo.
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