L’umanità (anche debole) sotto la scorza dura di Israele

Di Reibman Yasha
08 Novembre 2007

«Ho un cancro alla prostata». Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha stupito tutti quando, con semplicità, ha deciso di raccontare ai giornalisti la sua malattia. Olmert ha aggiunto che l’intervento cui verrà sottoposto non sarà in anestesia generale. Il premier non dovrà ricevere chemio o radioterapie, non intende dimettersi ma pensa di poter proseguire col suo incarico. In Unione Sovietica delle malattie del leader e della stessa morte si veniva a conoscenza solo tempo dopo il decesso, oggi avviene lo stesso a Cuba con Fidel Castro, in Francia il presidente Mitterrand tenne segreta la propria malattia, in Italia spesso sentiamo illazioni sulla salute precaria del politico di turno. Olmert ha sparigliato le abitudini del potere e ha scelto di giocare a viso aperto.
Magari dietro questa mossa c’è anche un calcolo di immagine. Olmert è spesso considerato dai suoi cittadini troppo freddo. Di professione avvocato, gli vengono spesso attribuiti i pregiudizi che circolano in Israele sulla categoria e viene tacciato di essere affarista e senza scrupoli. Per ovviare a questo punto, ha dovuto più volte ricorrere alla moglie (artista, pacifista, emotiva) che lo ha aiutato ad apparire più umano. Ora, con questa rivelazione, si avvicina ai suoi elettori. Al di là di questa possibile interpretazione, comunque, è interessante notare il cambiamento in corso in Israele. In una terra dove i cittadini devono sapere essere anche soldati e i politici comandanti, difficilmente, fino a oggi, ci si sarebbe aspettati un premier che accetti di apparire debole.

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