L’unità. di pensiero e di azione
Eccola lì, l’Unità infuriata. Cioè di Furio Colombo, il direttore-taumaturgo che, dopo morte apparente, l’ha riesumata. Esce tutti i giorni con una banda rossa rossa (ma come?) che dell’intimidazione psicologica) fa un’arte soave e leggera: l’insopportabile leggerezza nel tessere le false “trame nere” di Berlusconi.
Furio, non certo colomba
Già deputato Ds, giornalista e scrittore, ha insegnato alla Columbia University di New York e lì, dal 1991 al 1994, ha pure diretto l’Istituto italiano di cultura. Le bio-notarelle, però, si scordano spesso questa bella sequenza: da “figlio dei fiori” durante la guerra (statunitense) del Vietnam, Colombo si è mutato in chairman della Fiat-Usa (l’Avvocato lo spedì nella “Grande Mela” come inviato de La Stampa e poi “lo creò” suo luogotenente locale) e finalmente nel marzo 2001 è diventato direttore de l’Unità. Basta? Non ancora. Cito la penna acuminata di Giancarlo Perna (Panorama del 1° marzo): Colombo «fece parte del movimento letterario più di punta del dopoguerra, il Gruppo ’63, e durante il terrorismo fu spigliato sottoscrittore di manifesti. Non manca la sua firma a quello dell’Espresso del giugno ’71, che definiva Luigi Calabresi “commissario torturatore, responsabile della fine di Pinelli”». Domanda di Bertoldo: ma come fa un beat filolottacontinuista a diventare supercapitalista, a riciclarsi poi in maître-à-penser della cultura massmediatico-informatica di ultima generazione (quella che Internet l’anno inventato Al Gore e Walter Veltroni, e che Bill Gates, ancorché fantastiliardario globale, è un emblema del progressismo) e quindi a finire castigamatti giustizialista alla Georges Danton e Monsieur Guillotin senza scomporsi la messa in piega?
Rassegnina
L’Unità di Colombo è quel quotidiano che, in prima, sbraca così: Il governo schiera la polizia contro i giudici (28 aprile); “Sciopero, la giustizia si difende” (21); “Regime, gli ultimi giorni della Rai” (20); “La Rai sequestrata da Berlusconi” (18); “«In Italia è finita la giustizia!” (12); “Il governo dell’odio e della calunnia” (28 marzo); “Europa, Berlusconi minaccia i sindacati” (17) “Smontano la sanità pezzo per pezzo” (8). E che commenta l’assassinio brigatista di Marco Biagi con “Il governo sapeva e non ha fatto niente” (22) e “Bomba di Panorama sul sindacato” (15), per quindi paragonare a Mussolini il Cav. che (decontestualizzato) dice: “«Il Parlamento comincia a darmi noia»” (7).
Achtung!
Ora: l’allora deputato Ds Furio Colombo si coprì di gloria il 6 febbraio 1997 invocando una “Giornata della memoria” per la Shoà, e scrivendo di una «diffusa assenza di memoria storica» e del permanere in Italia di «marcate superstizioni razziste». Forse che pensasse al titolo de l’Unità del 24 aprile 2002, “In Italia i razzisti sono già al governo”? Prudenza: puta caso che, titola qua e titola là, uno grida “al lupo”, l’altro sciopera, il terzo sfoglia livido il Codice, quelli là girotondano e schiamazzano, uno sbuca fuori all’improvviso, spara e ciao. Bella Ciao.
Marco Respinti
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