L’uomo che non deve decidere, mai

Di Tempi
05 Ottobre 2000
La resistibile ascesa di un simpatico tecnico senz’anima. O di sua eminenza, un po’ grigia, Romano Prodi

Dica qualcosa: di sinistra, di destra o di centro; ma, per carità, dica qualcosa. Il presidente della Commissione Europea Romano Prodi chiuso in un silenzio impenetrabile? Più o meno. Non è infatti che non parli; è che non dice. Proclami, congetture, proiezioni: molto fumo e niente arrosto. Le priorità del suo mandato quinquennale guardano all’allargamento dell’Unione Europea dagli attuali 15 Stati a 26-28, in un lasso di tempo imprecisato. Sembra però il deserto dei tartari. Verrà, certo; ma come e quando non si sa. Nell’attesa paramessianica, i colossali problemi dell’allargamento vengono romanticamente abbelliti in “sfide” e tranquillamente procrastinati all’infinito: i divari, sovente abissali, fra i redditi medi, le disarmonie fiscali, gl’impari tassi di crescita economico-industriale, d’inflazione e di disoccupazione fra Paesi vecchi e nuovi, nonché i tagli di budget da operare con la falce per esempio in agricoltura. Esiliato in Europa da Massimo D’Alema che, alla prima occasione, gli ha dato il ben servito dopo averlo sfruttato — strategica operazione d’immagine — per sconfiggere Silvio Berlusconi e portare al governo gli eredi del PCI, Prodi si è rannicchiato in un “prepensionamento dorato” con il plauso dei “suoi”, ma anche di certi avversari. Strano Paese il nostro, dove l’orgoglio nazionale spunta sempre nei momenti sbagliati o inutili all’insegna dell’embrassons nous. Ce lo si ricorda bene ai vertici dell’IRI, poi a capo del governo italiano: cosa sperare dalla sua “promozione” bruxellese? Il Parlamento Europeo approva le unioni gay e lui zitto. Rifiuta la clonazione umana e lui pondera. Sgrida e punisce il primo governo austriaco non socialista dalla fine della guerra e lui benedice convinto; poi si accorge che è un castello di carte contrario ai trattati comunitari e ritratta in sordina. L’euro crolla, tre Paesi della UE ne stanno fuori, uno boccia nell’urna la moneta unica proprio mentre essa tocca il fondo e per Prodi non è successo nulla. Proprio questo è il problema. Non succede mai nulla. Per Prodi sempre tutto bene anche quando va malissimo. Come adesso.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.