L’UOMO E’ UN FINE
«Considerare l’uomo sempre come fine e mai come mezzo». Una frase, semplice, alla base dell’umanesimo cristiano è la risposta che il professor Paolo Prodi (in foto, fratello di Romano, cattolico, docente di storia moderna all’Università di Bologna), dà a Tempi alla domanda sui bambini-farmaco, l’ultima frontiera dell’avventurismo scientifico del terzo millennio. è successo che in Inghilterra il signore e la signora Hashmi, genitori di un bambino di sei anni affetto da beta-talassemia, si siano rivolti all’Alta Corte britannica per poter selezionare l’embrione da cui generare un figlio-farmaco per curare quello malato. Ci hanno provato naturalmente, ma non funzionava: non serve soltanto che nasca un bambino sano, deve essere anche compatibile con i tessuti del fratellino già nato malato. Sul caso specifico, fedele alla pietas cristiana, il professor Prodi sorvola. Ma è sulla battaglia decisiva, quella culturale e normativa, che s’impegna con passione e intelletto per portare avanti la sfida ai segnali maledetti del nostro tempo: l’eugenetica, la manipolazione del genoma, la clonazione, lo strapotere tecno-scientifico.
Da anni, ormai, si spende in convegni e seminari di studi, con tenacia, lanciando con forza un allarme (l’ultima volta, il 4 maggio, lo ha fatto su La7 alla trasmissione ‘Otto e mezzo’ di Giuliano Ferrara): «Questi interventi manipolativi ed eugenetici – spiega – incidono e incideranno profondamente sul futuro dell’umanità. Noi ci troveremo ad andare incontro ad un’umanità in cui l’individuo non sarà più responsabile perché progettato da altri non in quanto figlio amato e desiderato, in quanto essere umano, ma come mezzo per altri scopi. Strumentalizzato come farmaco o, in altri casi, scelto con criteri eugenetici, più o meno vari, disegnato con determinate caratteristiche. Siamo disposti ad accettare un’umanità di questo tipo? Io mi limito a dire che è la fine della nostra civiltà come finora l’abbiamo pensata. Una civiltà in cui anche le debolezze, le malattie, fanno parte del ciclo (dall’embrione alla morte) della vita. Se andiamo avanti su questa strada elimineremo gli embrioni che presenteranno alcune difficoltà e ci ritroveremo un’umanità privata di se stessa, della sua diversità. Quello che è il passo davanti a cui si trova la nostra attualità è che mai, prima d’ora, era stata data la possibilità a qualcuno di entrare all’interno del progetto stesso di vita. Ed io credo che questo sia un fatto che riguarda tutti, certamente non solo gli scienziati».
E qui Prodi introduce un’altra questione centrale nella sua analisi: quella del potere tecno-scientifico sull’umanità. Fedele alla lezione del filosofo tedesco Romano Guardini (uno dei maestri ispiratori di Joseph Ratzinger) analizza gli aspetti politici di quello che tra dieci, quindici anni, potrebbe diventare lo strapotere della tecnica e della scienza eugenetica. «Voi credete davvero – si interroga – che l’umanità possa affrontare un futuro in cui il potere della scienza (anche economico) si sostituirà ad una politica in crisi e comincerà a decidere delle nostre libertà? Dobbiamo riflettere. Io credo che sia necessario rovesciare il detto di alcuni secoli fa: allora si diceva ‘agisci come se Dio non esistesse’. Oggi, per ritrovare un senso ed un limite al nostro essere uomini, anche da laici, dovremmo dire: agisci come se Dio esistesse, anche se non credi».
INTELLIGENZE LAICHE E CATTOLICHE
Il 6 febbraio 2004, durante un convegno della Fondazione Michele Pellegrino (presso l’Università di Torino) sul tema ‘Chiesa cattolica e modernità’, il professor Prodi ha messo l’accento sulle sfide etiche della nostra attualità, anche politica: dalla manipolazione del genoma all’onnipotenza tecno-scientifica. «Di fronte a questi problemi il nostro compito nel dialogo tra laici aderenti alle Chiese e laici aderenti all’Illuminismo non è difendere una modernità che scompare e canonizzare Voltaire, ma cercare di comprendere cosa della modernità possiamo portare nei nuovi tempi. (…) è su questo piano che mi sembra muoversi il pensiero laico più libero e proiettato verso il futuro, come dimostrano, ad esempio, gli ultimi scritti del filosofo Jürgen Habermas, in dialogo con le migliori intelligenze senza alcuna distinzioni di appartenenza a Chiese o a Congregazioni laiche». Perché ‘l’uomo, è sempre un fine e mai un mezzo’.
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