
L’uragano che infuria sulla casa dei Conservatori
Per quanto ne so, nessuno ha ancora accusato il presidente Gorge W. Bush di essere responsabile per gli uragani che hanno occupato le prime pagine dei giornali americani a partire dallo scorso agosto. L’attenzione dedicata agli uragani ha relegato in secondo piano le reazioni del popolo americano nei confronti della storia infinita sulla battaglia che si combatte all’interno dell’amministrazione Bush tra i neoconservatori, che avevano considerato il sostegno popolare alla guerra contro il terrorismo come un’opportunità per trasformare il panorama politico del Medio Oriente con l’invasione dell’Irak, e coloro che si sono opposti all’invasione appunto perché la consideravano un ostacolo per la ancora più difficile lotta contro il fondamentalismo islamico.
L’attuale polemica riguarda l’indagine che è stata avviata per scoprire quale sia la fonte che ha rivelato che la moglie del diplomatico Joseph C. Wilson IV era un agente della Cia. Il signor Wilson aveva scritto un articolo molto critico nei confronti dell’amministrazione e dell’uso che ha fatto delle informazioni dei servizi segreti per giustificare l’invasione dell’Irak sulla base del fatto che Saddam Hussein possedesse armi di distruzione di massa. A quanto pare, qualcuno all’interno dell’amministrazione ha cercato di screditare Wilson rivelando che sua moglie era un agente della Cia, probabilmente contraria alla guerra. L’identità della fonte di queste illegali rivelazioni non è nota, e in questo momento le indagini si concentrano su I. Lewis Libby Jr, un importante consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente Dick Cheney.
La controversia tra i neoconservatori e il più tradizionale establishment militare e di politica estera del Dipartimento di Stato e del Pentagono risale ai giorni del presidente Reagan. Anzi, a quanto sembra il New Yorker Magazine sta per pubblicare un’intervista con Brent Scowcroft, il consigliere per la sicurezza nazionale di Bush padre, nella quale attacca le «utopiche visioni dei neoconservatori». In un discorso fatto la scorsa settimana, l’ex capo dello staff di Colin Powell ha parlato di una «autentica disfunzionalità» nel team di politica estera dell’amministrazione. Molti conservatori tradizionali, che hanno messo in dubbio le credenziali conservatrici di Bush anche in altri ambiti, hanno accusato i neoconservatori di essere accecati dal loro sostegno alla politica estera dello Stato di Israele.
Questa selvaggia polemica sul collegamento stabilito dal presidente tra la guerra in Irak e la lotta contro il terrorismo (che è la vera ragione del sostegno popolare alla guerra) è un altro esempio delle evidenti difficoltà che incontra il presidente per tenere unita la sua amministrazione, un segno chiarissimo de declino del suo potere politico. Sarà interessante vedere la reazione del popolo americano a tutto ciò quando questa straordinaria stagione di uragani sarà finalmente terminata.
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