L’utopia di una via Quaranta Bis

Per un curioso caso del destino proprio il giorno precedente l’inizio dei corsi pomeridiani di lingua e cultura araba per i ragazzi che da via Quaranta (vedi Tempi da 39 a 48) si sono trasferiti nelle scuole pubbliche italiane, sul Corriere della Sera è apparso un articolo così titolato: «Subito una scuola araba privata». Il titolo, essendo virgolettato, farebbe supporre che nel testo si riveli il nome di chi ha pronunciato questa frase. Nulla di simile. Lo stesso occhiello e catenaccio fanno supporre che sia ormai tutto a posto (“Il consolato pronto a dare il nulla osta per un istituto straniero. La sede a Lambrate”) affinché una nuova esperienza, dopo che la madrassa della periferie milanese era stata chiusa, possa partire (“Atteso dalle Asl il certificato di agibilità dell’edificio”).
Non è la prima volta che sulla vicenda di via Quaranta si alimentano illusioni artificiali. Solo poco tempo fa il leader dell’opposizione a Palazzo Marino, Sandro Antoniazzi, aveva – la mattina – proclamato ai quattro venti di aver trovato una nuova sede per i ragazzi egiziani, dovendo poi far retromarcia – la sera – non essendo nessuna delle sue parole rispettanti la verità. Adesso ci risiamo – per l’ennesima volta – alla tattica dell’annuncio generico fatto via stampa, infischiandosene della necessità di spiegare anche come e in che tempi si prevede di portare a termine quanto proclamato. Infatti, come dice a Tempi il provveditore di Milano Antonio Zenga: «Spetta a noi la verifica delle condizioni affinché si possa o meno aprire una scuola. Finora di questo istituto a Lambrate abbiamo letto solo sui giornali. Ma nessuno si è fatto vivo nei nostri uffici per espletare tutte le pratiche necessarie».
Attualmente la vicenda prosegue lentamente sui binari di una normalizzazione. Sono poco più di 110 i bambini che da via Quaranta si sono iscritti nelle scuole italiane, ma ancora più di duecento non hanno comunicato dove intendono frequentare la scuola dell’obbligo. Una forma di resistenza volontaria ad inserirsi nei nostri istituti che non ha ancora scoraggiato l’assessore all’infanzia del Comune di Milano, Bruno Simini. «Abbiamo inviato l’ennesima lettera ai genitori» dice a Tempi. «Attenderemo fino a Natale. Poi partirà la segnalazione alla Procura per presunta evasione scolastica». Sull’ennesimo bluff di Antoniazzi, Simini è categorico: «Sono tornati i pasticcieri di via Quaranta. Attraverso la stampa ci fanno sapere delle loro idee assurde per riproporre una via Quaranta bis, o delle forme di doposcuola che esentino dalla frequenza a scuola. Idee assurde che alimentano solo confusione».

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