Ma c’è chi se la passa peggio di Donadoni

Osservo da lontano le gesta di Roberto Donadoni, commissario tecnico della Nazionale. Il suo destino è quello di tutti coloro che l’hanno preceduto su quella scomoda panchina: tutti cialtroni, secondo il popolo, a parte quei pochi che hanno conquistato la Coppa del Mondo. Ecco, per sopravvivere sulla panchina della Nazionale italiana devi vincere i Mondiali, altrimenti sei una nullità, un poveraccio.
La realtà italiana è quella: ci sono sessanta milioni di persone, donne, vecchi e bambini compresi, che pensano di capirne di calcio, che sono pronti a dare lezioni a tutti, anche se magari non guardano neanche le partite dei ragazzini al parco, che non ascoltano niente, se non la propria voce. E così, di commissario tecnico in commissario tecnico, ognuno porta la croce, ognuno riceve la sua dose di insulti, ognuno replica come può. In fondo fare il ct della Nazionale è come fare il ct. pardon, il capo del governo. Hai dei giocatori lavativi, devi fare una fatica boia per azzeccare la formazione giusta, i giornalisti ti stanno addosso buoni solo a criticare, i tuoi “giocatori” sgomitano per un posto da titolare e fanno polemiche quando li sbatti in panchina. Però non hai neanche la soddisfazione di vincere un Mondiale. Al massimo, se riduci il deficit, ti becchi qualche insulto in meno.

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