Ma in che Bibbia sta scritto che l’aborto è un diritto umano?
Cito da un’agenzia stampa: «Accomunare l’aborto alla pena di morte “non è concepibile”. Nel dibattito riaperto da Giuliano Ferrara (che chiede sul Foglio un’apposita “moratoria” per le interruzioni di gravidanza) intervengono anche i protestanti, per bocca della pastora Letizia Tomassone, vicepresidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei). “L’autonomia riproduttiva delle donne è uno dei diritti umani fondamentali – dice Tomassone -. Non si possono obbligare le donne ad avere figli o a portare avanti gravidanze indesiderate”» (Agr). Che a furia di protestare gli abbiano protestato la ragione?
Lorenzo De Finti via internet
Intanto ho letto sul Foglio adesioni alla moratoria molto protestanti e molto evangeliche. Quanto alla pastora Tomassone, chiedo chi abbia mai proposto di «obbligare le donne ad avere figli eccetera» e, soprattutto, in quale libero esame della Sacra Scrittura e in quale coscienza illuminata dalla grazia divina ella abbia imparato che l’aborto è un «diritto umano fondamentale».
Dalla sera in cui ha letto a 8 e mezzo l’appello per la grande moratoria sull’aborto mi sono definitivamente convinto che Giuliano Ferrara è un gigante della libertà di pensiero, di parola, di coscienza e di ragione. Mentre le buone coscienze si sentono un po’ più “a posto”, Ferrara ci ha confermato che non possiamo proprio sentirci tranquilli. E lo ha fatto dimostrando che non è proprio questione di essere credenti o meno. È questione di uomini (ovviamente anche nel senso di donne, con o senza la D maiuscola) che non nascondono la testa sotto la sabbia.
Daniele Spinelli Sondrio
Da quella sera siamo rimasti particolarmente senza parole anche noi. Ma bisognerà seguire, compulsare e raccogliere tutta la benedetta inquietudine di capitan Achab (a cominciare dal blog della “dieta speciale”) perché nel caso in questione c’è proprio il miracolo della libertà entusiasta della verità. Stiamo parlando di una certa umanità, laica, cioè cristiana, che non si vedeva in giro dai tempi di Costantino. Non so se mi spiego.
La recensione che avete fatto della Bussola d’oro è una gran recensione. Finalmente qualcuno che ha il coraggio di denunciare lo schifo che ci impongono sotto forma fiabe per bambini. In un mondo dove tutto quanto porta al relativismo, è bene saper distinguere il bene dal male.
Andrea Quirico Milano
Già, il fatto che il male – come tendono a farci credere i grandi mezzi di comunicazione, e non soltanto i libelli e i filmetti d’oro – sia impersonato dalla Chiesa di Benedetto XVI a noi puzza un po’ di bufala. Un po’ come la notizia data dall’editoriale di prima pagina del Corriere della Sera di lunedì 7 gennaio. Già, se oggi scrivono che «il Pakistan sarebbe terreno minato, con i suoi 796 milioni di chilometri quadrati nel cuore dell’Asia», chissà quante bombe atomiche scriveranno che il Papa nasconde nel cuore dei suoi settantacinque milioni (ma potrebbero essere anche 357 se un domani lo scrivesse Dan Brown) di chilometri quadrati di archivi segreti vaticani.
Le critiche cattoliche alla Bussola d’oro (libro e film) non centrano il nocciolo della questione. 1) Il film non è anticattolico. Diciamo pure che sia spiritualista, new age, o, più semplicemente, una gran palla. Ma riferimenti alla Chiesa non ve ne sono, e qui ha ragione la Kidman. Tra l’altro nel libro (pag. 32) si legge che Calvino (sì, è un universo parallelo) ha abolito il papato e alla sua morte è nato il Magisterium. Stiamo dunque parlando di una chiesa calvinista, con una polizia morale, un’accademia teologica e la negazione del libero arbitrio. Un libero arbitrio che i gesuiti hanno difeso per secoli. 2) I tagli. Se qualcuno avesse letto il primo libro avrebbe scoperto perché il film è tagliato nella parte finale. Nelle ultime 50 pagine Lyra e Roger arrivano da Asriel, il quale prende il bambino e se lo porta in gita verso l’aurora boreale. Dopo di che lo sacrifica. Ha letto bene, il libro si conclude con un sacrificio umano, dato che il daimon di Asriel uccide quello di Roger. Notare come questo particolare sia omesso nelle risposte del regista circa il finale sospeso e irrisolto del film. 3) Un sequel? No, grazie. Poiché mi è bastato leggere il primo libro mi sono accontentato di Wikipedia per i riassunti del secondo e del terzo. Nei quali vi è questa accozzaglia di angeli gay, suore sataniche e un dio rincitrullito e decrepito. Visto lo scarso successo del film la produzione pensa di fare soltanto un secondo film, unendo i plot dei due libri. Tutto ciò va impedito in modo sistematico. 4) Lo boicottiamo? Alla base di questo film c’è solo l’obiettivo di incassare dobloni. La New Line ha fatto la Trilogia del Signore degli anelli (ineccepibile), poi ha pensato di coprire d’oro Pullman per acquistare i diritti del suo libro. Ragion per cui bisogna colpire dove fa più male, nel portafoglio. Non basta non andare al cinema. I cinema parrocchiali, ad esempio, non devono proiettarlo, se vogliamo evitare il sequel. Non solo: non bisogna nemmeno noleggiarlo e, quando passerà in televisione far calare lo share. Vero che la New Line avrà già incassato i diritti da distributori e tv, ma un danno inflitto a questi ultimi ispirerà maggiore circospezione a tutti gli attori presenti sul mercato. Per fare un po’ di conti, si pensi che il film è costato circa 300-400 milioni di dollari, marketing compreso e che negli Stati Uniti non incasserà più di 100 milioni. Perciò la New Line pareggerà i costi ma non avrà dividendi. L’occasione è favorevole, cogliamola.
Alberto Leoni
Caro Leoni, lei è bizzarro: non trova niente di anticattolico nelle suore sataniche, negli angeli sodomiti e nei sacrifici umani, però ci propone il boicottaggio del film dalle sale parrocchiali ai Block Buster. Scusi, ma non è che la mi sta diventando una pastora Tomassone?
Nell’edizione delle 20.30 del 29 dicembre 2007 del Tg1 è stato intervistato un illustre professore, chiamato a intervenire sulla questione Alitalia. Il tono usato era, devo dire, piuttosto sprezzante, da padrone infastidito per le recriminazioni del servo. Affermare che il destino di Malpensa non riguarda il Nord Italia ma è al massimo un problema di Milano, significa dimenticare la realtà economica e produttiva della Lombardia. Ma fin qui l’esperto espone il suo parere. Il problema è che poi si lancia in affermazioni false. Sostiene, tra l’altro, che lo scalo lombardo non funziona perché da Malpensa parte un treno ogni tre ore per Milano. Ebbene, senza essere iscritta all’Ordine dei giornalisti o ricevere lo stipendio da mamma Rai, sono in grado di fornirvi un eccezionale documento che dimostra come i treni in partenza dall’aeroporto e diretti a Milano abbiano una frequenza di uno ogni trenta minuti, con una percorrenza dichiarata di 40 minuti, anche se amici che viaggiano spesso sostengono che di solito il treno ne impiega invece 30-35. Ci sono anche dei bus, che da Malpensa si dirigono a Milano, Varese, Torino, Lugano, Novara, Genova. Sensazionale, vero? Cordiali saluti.
Laura Oliati via internet
Il Tg1 è molto rilassante quando si occupa di risanamento dei conti pubblici. È quando prova a uscire fuori da Porta Prodi che casca l’asino.
Con ogni probabilità Air France si papperà la nostra compagnia di bandiera. E vabbè, sappiamo già che cosa ne pensi Tempi di questo colpo di “mercato”. Ma mi dica, caro direttore, come interpreta quest’altra notizia presa e incollata qui, pari pari, dal Sole 24 ore
del 4 gennaio: «Quanto a Malpensa, non perderà solo i voli intercontinentali: Alitalia taglierà anche numerose tette europee».
Paola Flachi Roma
Bè, la interpreto nel quadro di risanamento evangelico previsto dal programma dell’Unione. Come direbbe il nostro grande premier, “è più facile che Malpensa entri nella cruna di un ago che una maggiorata nel regno dei cieli”.
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