Ma chi è Consorte? Kissinger o Schumacher?

Egregio direttore, Repubblica festeggia i suoi primi trent’anni all’insegna delle vecchie battaglie abortiste, radical-chic e anticattoliche. Non pensa che bisognerebbe incominciare a fare qualche bella inchiesta sulla compagnia di alto bordo che ha come referente il giornale scalfariano in Italia, El Pais in Spagna, Le Monde in Francia, New York Times in America. che si girano gli stessi articoli, solo adattati per i gonzi indigeni?
Paolo Bardelli, Milano
Mio caro, non offenda la colleganza di alto bordo, noi qui abbiamo tutto da imparare dall’antica e blasonata testata che, come il profeta Giovanni, è destinata a diminuire perché altri cresca. è che, benché se la suoni e se la canti in compagnia del bel mondo che conta, non ne azzecca proprio una, a partire da alcune sue copertine storiche.

Le copio-incollo le ultime di Repubblica online: «I difensori di Giovanni Consorte e di Ivano Sacchetti hanno diffuso nel tardo pomeriggio una nota per precisare che “le somme di denaro a questi ultimi riferite (i 50 milioni di euro citati da Silvio Berlusconi, ndr), e al centro da tempo dell’attenzione dei mezzi di comunicazione di massa, sono nella piena titolarità dei signori Consorte e Sacchetti e sono tutt’ora affidate in gestione presso due società fiduciarie italiane”. Nella nota a firma degli avvocati Filippo Sgubbi, Giovanni Maria Dedola, Emilio Ricci e Gino Bottiglioni, si precisa che “tale circostanza è stata, del resto, già confermata dall’ing. Consorte nel corso del suo interrogatorio presso la Procura della Repubblica di Milano”. “è pertanto da escludersi – concludono i quattro penalisti – ogni rapporto con soggetti terzi”». (16 gennaio 2006)”
Alberto Riva, Cernobbio
Sì, resta da solo capire perché un finanziere d’assalto che chiamavano “l’apache”, tanto era assatanato nel fare scalpi alle imprese, speculare in Borsa, essere attaccato al quattrino; un finanziere che si vantava di non avere mai letto un libro in vita sua e di avere cento Ferrari in garage, ha pagato a Consorte l’equivalente di quello che guadagna Schumacher. Travaglio non ci piace, però ha ragione: «Bisogna aspettare Giuliano Ferrara per chiedere a Consorte da dove arrivano quei 50 milioni di euro? Dobbiamo credere davvero che si tratta di consulenze? E chi è, Kissinger?».

«Ogni essere umano, uomo e donna, è destinato ad essere per l’altro. In tale prospettiva ciò che si chiama femminilità è più di un semplice attributo del sesso femminile. La parola designa, infatti, la capacità fondamentalmente umana di vivere per l’altro e grazie all’altro. [.] Ogni prospettiva che intende proporsi come una lotta dei sessi è solamente un’illusione ed un pericolo: finirebbe in situazioni di segregazione e di competizione tra uomini e donne e promuoverebbe un solipsismo che si alimenta ad una falsa concezione della libertà». Il passo menzionato è contenuto nella Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo scritto dall’allora cardinale Ratzinger. Ho letto il pezzo interessato senza citarne la fonte ai compagni di RedAzione Uno dei compagni mi ha risposto: «Non so chi possa aver scritto queste parole ma, è fuori di dubbio che, si tratta di uno dei più alti e nobili concetti concretamente femministi mai espressi». Quando ho svelato l’autore della frase, nessun imbarazzo di “classe” ha sfiorato i compagni. Ho ripetuto l’esperimento in un luogo completamente diverso, il centro Rai di Milano, dove nel mese di dicembre ho lavorato per un progetto in qualità di autore per la radio. Non farà nomi per correttezza ed eleganza. I soggetti interessati comunque appartengono tutti a quell’establishment di sinistra che da tempo si è autonominato “avanguardia progressista” (una funzionaria e due attori-cabarettisti). Alla lettura del pezzo il consenso è stato pressochè unanime. Dopo aver ricevuto il nulla osta per la messa in onda di quelle righe ho fatto presente che il testo sopraccitato era di Ratzinger. Il clima è cambiato improvvisamente e per un gioco del paradosso le parole che sino a qualche istante prima erano ritenute condivisibili ed illuminanti, sono divenute d’incanto impronunciabili. Agli intellettuali di sinistra non mi rimane che ricordare il monito di Gramsci: «Voi siete intellettuali di carriera, che costituiscono una casta o un sacerdozio Il vostro errore consiste nel credere che si possa sapere senza comprendere e specialmente senza sentire».
Fabio Cavallari, Luino

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