Ma è democratico un partito che taglia fuori i Pannella?

Di Reibman Yasha
02 Agosto 2007

Non è la prima volta che Marco Pannella diventa la cartina di tornasole della politica italiana. La sua disponibilità a candidarsi alle primarie per la leadership del non ancora nato Partito democratico ha rappresentato un momento di chiarimento utile a tutti. Il comitato di presidenza del partito ha detto con chiarezza che Pannella non può candidarsi. Questo tentativo di innovazione politica, il Pd, non avrebbe dovuto semplicemente rappresentare l’unione dei gruppi dirigenti dei Democratici di Sinistra e della Margherita, ma – come si dice sempre in questi casi – un grande progetto capace di allargarsi alla società civile. Così invece ha mostrato un volto “burocratico”. Al primo tentativo di allargamento, infatti, ecco puntuale il riflesso dello stop.
Piero Ostellino sul Corriere della Sera ha osservato come le motivazioni del rifiuto testimonino la natura non liberale delle due tradizioni politiche, incapaci di accogliere al proprio interno un liberale doc come Pannella. Spesso alle iniziative radicali la Casta ha opposto una silenziosa e infastidita alzata di spalle. Questa volta non hanno evidentemente potuto far finta di nulla e hanno dovuto rispondergli picche. Peccato che Pannella senza di loro resti sempre Pannella, mentre il Partito democratico, ostracizzando Marco, tanto “democratico” non sembri proprio esserlo. Non so se sia peggio questa ipotesi oppure la più semplice, che si sia trattato di un moto spontaneo di antipatia umana unita all’incapacità di prevedere le conseguenze delle proprie azioni.

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