Ma il cinema resta arcobaleno
Un film «contro il machismo americano». «Contro tutti questi personaggi che devono far sfoggio della propria forza fisica per farsi ascoltare, che gestiscono la guerra ma non hanno mai messo piede in un campo di battaglia». Robert Redford ci va giù duro. Lui sì che sa qual è la ricetta per vincere in Iraq. Fare le valigie e tornare a casa. Leoni per agnelli è il suo ultimo film. I leoni sono quelli che combattono, come i due soldati mandati in Afghanistan e uccisi dai talebani. Ma leonessa è anche Meryl Streep, giornalista che vuole vederci chiaro e sfida le stanze del potere. E leone è ovviamente lui, Bob, professore che spiega ai suoi studenti la moralità vera della politica. Agnelli, invece, sono tutti gli altri, Bush e i potenti, sintetizzati dal senatore Irving (Tom Cruise) che però, paradossalmente, appare come il personaggio più convincente. La bizzarria di questo nuovo film contro il grande Satana è che alla fine le ragioni contro il grande Satana non ci sono. Ma la verità è che il film è tremendamente lento e statico, a metà tra un interrogatorio e un monologo teatrale. Come se l’ansia di Redford di allinearsi “contro” gli avesse fato dimenticare come si fa un bel film. Ormai i film sull’Iraq si dividono in due categorie: ci sono quelli tipo Nella valle di Elah che, pur critici nei confronti della guerra, vedono in essa una ferita aperta e si interrogano sul suo senso (come il padre, Tommy Lee Jones, in cerca del figlio perduto in America). È il filone de Il cacciatore o del sottovalutato Rambo, che indaga su come la guerra porta l’uomo a cambiare. E poi ci sono i film di propaganda, come il già citato Leoni per agnelli o come la pellicola di Brian De Palma premiata a Venezia, Redacted, che ricostruisce in laboratorio episodi non verificati per mostrare la violenza generalizzata dei soldati americani in Iraq. O, ancora, come il Redacted de noantri, l’insignificante Angeli distratti, filmino amatoriale sul sadismo imperialista prodotto dalla Ong “Un ponte per.” e distribuito (non a caso) in sole 4 copie in tutta Italia. Protagonisti un amerikano torturatore e un’irachena torturata. Con la partecipazione di Simona Torretta, premio Oscar per l’ingratitudine.
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