Ma se la legge funziona il merito è di Fioroni, replica l’opposizione

Di Tempi
02 Agosto 2007

«Il lavoro in commissione ha modificato profondamente il testo iniziale, che più che un progetto di legge era un manifesto ideologico, non condivisibile e soprattutto non attuabile. Quello approvato la settimana scorsa ha diversi articoli profondamente modificati e addirittura dieci aggiunti ex novo, presi di peso da un precedente pdl dell’Ulivo». Sembra soddisfatto del risultato ottenuto Carlo Spreafico, consigliere regionale della Margherita, uno dei tanti che venerdì scorso al Pirellone si sono astenuti. «Sì, ci siamo astenuti perché grazie al lavoro dell’opposizione la legge non è più un velleitario tentativo di costruire un sistema di istruzione “della” Lombardia, impossibile perché non rientra fra le competenze della Regione, ma la declinazione “in” Lombardia del sistema scolastico del paese. La differenza non è solo linguistica: sta a indicare che la legge della Lombardia è fatta all’interno di una rivoluzione voluta dal governo, dal ministro Fioroni che ha introdotto la possibilità del sistema della formazione professionale di concorrere all’assolvimento dell’obbligo di istruzione. Così non si corre il rischio di realizzare un “sistemino” di istruzione locale, ma una flessione particolare di un sistema più ampio, che tra l’altro prevede una rigorosa selezione degli istituti fornitori dell’offerta formativa, in modo che titoli e qualifiche siano riconosciuti e spendibili su tutto il territorio nazionale». Insomma, quando c’è in ballo il bene dei ragazzi le ragioni di merito possono prevalere su quelle di schieramento. «Credo sia un buon risultato, che permetterà di portare un rimedio al problema dell’abbandono scolastico: ancora oggi in Lombardia uno studente su cinque abbandona gli studi nei primi due anni della scuola secondaria, segno che il sistema ereditato dalla Moratti è fallito. Ora c’è uno strumento che permette di offrire a questi studenti una proposta più consona alle loro inclinazioni».

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