Macché Bernardo di Chartres era Bertinotti quello sulle spalle dei giganti!
«Quando i tory sono beccati mentre scambiano favori in denaro, questo implica che il loro partito è tangentaro, dalla reputazione dubbia e inadatto a governare. Quando il partito laburista è colto a fare le stesse cose (e anche peggio), questo significa che i nostri meccanismi istituzionali sono insoddisfacenti», scrive Janet Daley sul Daily Telegraph. Già sentita. *** «Si tratta di un progetto complessivo di portare i pubblici ministeri sotto il controllo del governo, abolire l’obbligatorietà dell’azione penale, in poche parole di porre la magistratura in condizione di non svolgere in maniera autonoma il proprio ruolo», scrive Nicola Tranfaglia sull’Unità. Queste pacate parole sono precedute da un elogio, in contrappunto, a Tocqueville e alla democrazia americana, dove i pubblici ministeri sono sotto il controllo del governo (o eletti dagli elettori) e l’azione penale non è obbligatoria. *** «Abbiamo previsto la tenuta di un registro che lungi dal voler rappresentare una schedatura, rappresenta una forma di monitoraggio», dice Alessandro Cè alla Padania. Ma come si fa a scambiare un monitoraggio con una schedatura? La scheda sta ferma il monitor si muove. *** «“Siamo nani seduti sulle spalle di giganti”, una frase pronunciata dal nostro segretario, non ricordo quando», scrive Sergio Riscaldone su Liberazione.
Anche noi non ricordiamo quando è stata pronunciata quella frase, così a occhio nel dodicesimo secolo.
E forse Bernardo di Chartres era un avo di Bertinotti. *** «La magistratura, per esempio, ha percepito il proprio ruolo in modo eccessivamente amplificato e, per parte nostra, noi come classe politica non siamo stati abbastanza capaci di padroneggiare gli eventi», dice Nando Dalla Chiesa a Repubblica. Talvolta Dalla Chiesa si propone di combinare il suo abituale ruolo di giustizialista con quello di ragionatore. Si tratta però di carriere assolutamente separate. *** «Le corna di Berlusconi equivalgono al “me ne frego” squadristico alla pretesa di sostituire il vecchio Stato con la violenza», scrive Giorgio Bocca sull’Espresso.
Berlusconi sarebbe fascista, nazista, gangster. Meno male che i rancorosi impegnati in questa battaglia non hanno più l’età. *** «Sino a che si può parlare senza andare in prigione, credo che si debba parlare», dice Fernanda Pivano all’Unità. L’illustre americanista non deve avere ben compreso di essere dalla parte di quelli che vogliono mandare la gente in prigione, non di quelli che rischiano di andarci. *** «Continuate così, dobbiamo portare la nostra voce anche a quelli rincitrulliti dalla televisione», così Repubblica riporta una frase di Giovanni Berlinguer, che parlava a fianco di Roberto Zaccaria, Carlo Freccero e Sabina Guzzanti. *** «Non intendo compiere alcuna valutazione circa il significato politico di una manifestazione: posso solo esprimere il mio compiacimento, dice Francesco Saverio Borrelli alla Repubblica. Ma non si rende conto di parlare con un linguaggio da mandante? Non ha mai guardato un film sul Padrino? *** «C’è voglia di allegria, di scherzo e nello stesso tempo di grande serietà», scrive Natalia Aspesi su Repubblica. Insomma festa & forca.
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