Magari i carabinieri nei licei è troppo, ma è ora di finirla con il “vietato vietare”
Spiace per le belle letterine rosse dell’Unità. “Proibire”, sì. Il che, se volete, richiesto un paio di settimane fa dal direttore di questo giornale a un Omnibus di La7 (con grande scandalo di Maria Novella Oppo), sorprende sia adesso il verbo fatto proprio da un governo che ha varato un decreto sul raddoppio della modica quantità. “Proibire”, se volete, è da conservatori. Ma di una conservazione che non vuole che la società viva nel passato, vuole piuttosto che non si nutra di pericolose balle. D’accordo, la storia di inviare i Nas nei licei proprio alla fine dell’anno scolastico sa un po’ di propaganda marchiana. Però qualcosa bisogna fare. Che la cocaina sia merce di massa e due liceali italiani su tre consumino regolarmente spinelli non va bene. E nemmeno va bene che vecchi pantofolai vadano in tv a raccontare che la “canna” non fa male, che se fumano loro non si capisce perché lo si debba vietare ai giovani. Ecco, il problema sta qui: non esiste che gli onorevoli Cancrini vadano in giro a raccontare certe facezie senza mai pagare dazio. Cioè multe, ad esempio, le multe che si infliggono ai diffusori di messaggi truffaldini. Non ci sono solo i responsabili delle comunità terapeutiche che da anni ci dicono “idioti, è ora di smetterla con questa cultura di morte”. C’è ormai una montagna di prove che attribuiscono alle cosiddette droghe leggere la responsabilità di patologie molto gravi. Sì, la droga è forse il problema sicurezza numero uno. Perciò alla propaganda antiproibizionista bisogna opporre il realismo di almeno un paio di comandamenti. Primo: proibire e reprimere per legge. Secondo: combattere la buona battaglia culturale. Ma dice che siamo cresciuti col ’68 e viviamo immersi nella cultura del “vietato vietare”. E allora? Lo sappiamo. Il cinismo vagabondo grida che la libertà è in pericolo quando le sue vittime smettono di finanziare il proprio assassinio.
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