Mal d’Africa
L’intromissione della Francia nelle vicende di Haiti, con tanto di pressioni per fare dimettere il presidente in carica e successiva partecipazione ad un intervento militare, ha stupito soltanto chi non è al corrente della storica disinvoltura con cui Parigi tratta le afro-repubbliche che sono state sue colonie o che comunque parlano francese. Per inquadrare gli interventi militari e le interferenze politiche di Parigi in Africa nel mezzo secolo di storia post-coloniale ci vorrebbe un’enciclopedia: dai raid in Senegal e Gabon negli anni Sessanta per rimettere al potere presidenti deposti ai 4mila uomini che oggi costringono governativi e ribelli in Costa D’Avorio a rispettare la linea del cessate il fuoco, dagli interventi fortunati in Centrafrica per rovesciare l’“imperatore” Bokassa a quelli sfortunati come il sostegno ad Habyarimana e alla sua cricca in Ruanda, sconfitti dai ribelli e poi processati per genocidio, la Francia ha sempre trattato l’Africa come il cortile di casa più ancora di quanto abbiano fatto gli Usa in America latina. Negli anni si sono succeduti due reseaux: prima quello gollista del ministro Jacques Foccart, poi quello socialista di Jean-Cristophe Mitterrand, figlio del presidente. Le motivazioni politiche erano le stesse: l’attivismo sulla scena africana permetteva alla Francia di mantenere un profilo da grande potenza, da spendere nei rapporti con le altre grandi potenze ed in sede Onu, e di organizzare un sistema clandestino di finanziamento dei partiti francesi, attraverso tangenti pagate soprattutto sulle forniture petrolifere contrattate da Elf e Total. Nel novembre scorso i vertici della Elf degli anni Novanta sono stati condannati per sottrazione di fondi e sono in corso altre inchieste su finanziamenti illeciti e reati legati ad attività del gruppo.
Negli ultimi anni la Francia aveva ridotto il suo dispositivo militare in Africa: i 10mila uomini che fino al 1995 erano concentrati in cinque basi principali (Costa D’Avorio, Centrafrica, Gibuti, Gabon e Senegal) erano stati ridotti a 5.600, ma la crisi ivoriana ha costretto Parigi a rinforzare gli effettivi. La Costa D’Avorio è sempre stata la vetrina del “neo-colonialismo” francese: se va in frantumi, l’immagine della Francia in Africa è distrutta per sempre.
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