Malavita albanese
Caro direttore, in risposta al Procuratore di Torino Marcello Maddalena scriviamo a lei, perché ci sembra eccessivo il richiamo dell’attenzione dell’opinione pubblica sull’argomento “malavita albanese in Italia”. Secondo noi alimenta il razzismo che c’è già verso la nostra comunità. Non abbiamo niente in contrario all’allarme di Maddalena, ma a nostro avviso è utile nella lotta contro la mafia albanese se dato alle forze dell’ordine e non ai lettori del Corriere della sera. Istigatori delle folle abbondano in Italia. Gli allarmismi lasciamoli a certi politici che ci guadagnano i voti delle casalinghe e dei pensionati spaventati; o a quei sindaci eccitati che si vogliono dare alla caccia dell’immigrato clandestino. Per il Procuratore ci sono altre sedi dove dire la sua e dove veramente si può fare di più contro la malavita di qualsiasi provenienza.
La comunità albanese in Italia si trova in una scomoda posizione: da una parte una psicosi generale di diffidenza e paura, dall’altra la malavita albanese che, tutto sommato, non solo non è stata ancora sconfitta, ma non ha mai preso un duro colpo dalle forze dell’ordine. Sono tanti quelli che generalizzano paragonando l’Albanese al malavitoso e l’immigrato a un male da estirpare. Noi che lavoriamo ogni giorno dobbiamo dare in modo particolare prova della nostra onestà, per non perdere la fiducia del nostro datore di lavoro. Siamo quelli che fanno più fatica a trovare un’occupazione, i più sfruttati. Nei cantieri dove lavorano Albanesi le misure di sicurezza sono un optional. In molti casi ci assumono in regola soltanto per darci la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno e dopo pochi mesi ricorrono di nuovo al lavoro nero. Se alziamo la voce i nostri lamenti cadono nel silenzio. Da lavoratori che chiedono i loro diritti, veniamo etichettati come malviventi e mascalzoni. Non succede cosi con le altre comunità: i Filippini o gli Egiziani, per esempio; con loro si riesce a fare la distinzione tra lavoratore e malavitoso, con noi no! Le mafie hanno una capacità di intendersi fra di loro che supera quella di tutte le polizie o procure dei diversi stati. Loro da anni lavorano con profitto in quei settori dove vale la pena: droga, armi, clandestini. Le mafie si muovono per territorio: non si può transitare una “merce” senza il consenso o il pagamento del “pedaggio” alla mafia locale. Colpisci una delle mafie e hai colpito anche le altre. Lo Stato deve saper conquistare il territorio prima che venga conquistato da una mafia più agguerrita, o che s’inventa. In Albania, a Tirana, Valona e Durazzo risiedono indisturbati gli “ambasciatori” delle mafie italiane; a Bari, Napoli e Milano, quelli albanesi. Estirpare il male, che non sono gli immigrati, ma la malavita organizzata, sarà una grande conquista per noi immigrati e soprattutto per noi Albanesi. Noi della comunità albanese saremo felici di vedere le strade delle città del nord senza le prostitute e il mare Adriatico senza i corrieri della droga e dei clandestini.
Faccia questo signor Procuratore e le saremo grati per sempre; ma la preghiamo… senza vanitosa pubblicità.
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