Maledetto Farina, ci ha fregato
Mio caro Malacoda, questa volta ti sei fatto fregare sul tempo. Come posso spiegarti l’importanza del dosaggio di questo fattore? Quel Renato Farina ti avevo chiesto di cuocerlo a fuoco lento, ma evidentemente a te la parola fuoco e la prospettiva delle fiamme e del rogo in piazza dà ancora alla testa. Il sacro furore della giustizia sommaria ti ha fatto scappare da sotto la mannaia l’imputato. Questo Farina fa (faceva) il giornalista, l’agente per i servizi segreti italiani, ma soprattutto l’agit prop del Nemico con indiscusse doti e riconosciuta efficacia. Il nostro obiettivo era metterlo a tacere, non radiarlo dall’Ordine dei giornalisti, tenerlo sulla graticola con l’accusa di indegnità per aver fatto una cosa che molti ritengono degna: essersi speso per far liberare una persona che aveva tutti i motivi per avversare. Avevamo costruito un castello di accuse pressoché perfetto, non poteva più far vedere la sua faccia né firmare con il suo nome, aveva già subito un primo giudizio da parte dei suoi colleghi e un secondo dei magistrati, era in attesa di un pronunciamento definitivo da parte della categoria che in Italia stabilisce chi sia in grado di dare notizie e chi no. bisognava tenerlo in sospeso, illuderlo con qualche segnale che riaccendesse la speranza. quel pronunciamento all’unanimità del sinedrio giornalistico è stato un disastro: centoventi su centoventi contro di lui.
Dovresti aver imparato che la prospettiva del baratro aguzza l’ingegno: il Nemico non può salvare nessuno contro la sua volontà e noi non possiamo dannare nessuno senza la sua partecipazione, la sua connivenza, la sua disponibilità. Farina non aveva nessuna intenzione di mettere il capo sul ceppo, la tua imperizia ha impedito che ce lo potessimo condurre con docilità. Si è dimesso da giornalista prima che potessimo farlo radiare dalla corporazione, s’è ripreso il suo nome e la sua faccia, ci ha rimesso dei soldi, ci ha perso in sicurezza, in tranquillità e non gli interessa più della presentabilità sociale, ma è libero di dire quello che vuole senza il permesso di chi crede di potergli concedere questa libertà, e questo noi non possiamo sopportarlo. Meno che mai possiamo accettare che qualcuno che non la pensa assolutamente come lui – nella fattispecie il suo direttore, quel senzadio di Vittorio Feltri – dia a Renato Farina l’opportunità e lo spazio perché possa continuare a essere Renato Farina. Certe cose tipo «La mia gloria è che tu viva» bisognerebbe lasciarle dire al Nostro Nemico, ma se anche i nostri militanti, presi dalla retorica dei valori, si lasciano scappare un «Non condivido le tue idee, ma sono pronto a morire perché tu le possa esprimere», e arrivano ad applicare il principio fino alle idee cattoliche, per noi la vita si fa dura. La retorica ha una controindicazione, c’è qualcuno che la prende sul serio. E chi prende sul serio la realtà, paradossalmente, non prende mai troppo sul serio se stesso: nei momenti più gravi viene soccorso dall’ironia, se ne fotte di ruolo e immagine. e ci frega. Ricordatelo.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche
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