Maledetto vuoto, Benedetto pieno

Di Emanuele Boffi
23 Agosto 2007
«Ha il dono di farsi capire e spiazza lo stesso mondo cattolico». «È vicino alla gente più che alle pretese degli intellettuali». I vaticanisti di Time e L'Espresso alle prese col fenomeno Ratzinger

Jeff Israely, corrispondente del Time magazine in Italia, si autodefinisce «cronista laico e indipendente». Ha seguito il Papa nel corso del suo recente viaggio in Brasile e sulle pagine del Foglio ha firmato la corrispondenza forse più corrosiva sul cattolicesimo in America Latina.
Come viene percepito questo papa nel cuore dell’Impero? «Gli Stati Uniti hanno cominciato a guardare con curiosità a Joseph Ratzinger sulla scia della morte del suo predecessore e del conclave. Quando è stato eletto la maggior parte della stampa americana ha commentato il fatto come se per il soglio pontificio fosse stato scelto un personaggio colto e severo, conservatore e tradizionalista. Per tutto il primo anno di pontificato, la stampa di tendenza progressista e antivaticana ha sperato che lui potesse portare nella Chiesa tutta una serie di riforme che Giovanni Paolo II non aveva attuato. Naturalmente, chi stava a Roma, conosceva le dinamiche vaticane e aveva avuto una certa pratica con l’allora cardinal Ratzinger, sapeva che questi erano solo dei wishful thinking, dei desideri proiettati sulla realtà del tutto astrattamente. In verità, come si è visto, Benedetto XVI prosegue sulla scia del suo successore, con questo suo carattere gentile e fermo al tempo stesso, così diverso anche da quell’altra immagine con cui era stato dipinto, quella del rottweiler di Dio».
Ma per l’agnostico giornalista nordamericano sembra che le sorprese non finiscano qua. «Sarà la storia a dimostrare che c’era bisogno in questo momento storico di un papa intellettuale» prosegue Israely. «C’è bisogno di chiarezza e Benedetto XVI ha il dono di farsi capire. C’è un grande vuoto, c’è una enorme mancanza di parole e pensieri chiari. Penso soprattutto al discorso di Ratisbona in cui il Papa è stato capace di parole definitive sul fondamentalismo islamico, anche se, mi permetto di dirlo da non cattolico, forse avrebbe dovuto essere meno “frontale” e un po’ più diplomatico, un po’ più politico».
Per Sandro Magister «questo è un papa che ha posto con forza il tema della razionalità della fede». «Eppure – sempre a detta della storica firma dell’Espresso, che è anche tra i più brillanti e informati commentatori internazionali di cose vaticane – ci sono ambienti, e sono solitamente ambienti dell’élite culturale formata da cardinali, vescovi, teologi e filosofi, che non riescono a stare al passo di Benedetto XVI». In che senso? «Nel senso che papa Ratzinger ha posto con nettezza inequivocabile il tema del primato della verità. Facendo questo è andato controcorrente rispetto a un certo pensiero cattolico che da anni ha posto, invece, con declinazioni per certi versi ammirevoli, il tema del primato della carità. Ma una carità travisata, in nome della quale si è persa la capacità di pensare il cristianesimo, riducendolo a essere qualcosa sì di credibile, ma non di intelligibile».

Gli aspiranti “ghostwriter”
È l’annosa pretesa di intellettuali e politici cattolici di suggerire ai papi, prima a Wojtyla, adesso a Ratzinger, quale sia l’interpretazione “corretta” del Concilio Vaticano II? «Non c’è solo questo. In questi cattolici, chiamiamoli “colti”, ci sono senz’altro innocenti intenzioni, ma anche elementi calcolati di consapevole contrasto. Sebbene oggi tendano a presentarlo come un santo, questi stessi ambienti andarono all’attacco sulle medesime questioni anche del predecessore di Ratzinger, papa Giovanni Paolo II. Chi oggi lo santifica, ieri lo denigrava come il papa contadino polacco. E ad attaccare oggi Benedetto sono gli stessi che ieri attaccavano Giovanni Paolo, perché entrambi questi papi hanno segnato una svolta nel modo di intendere la Chiesa dopo il Concilio».
Però gli Alberigo e i Melloni rappresentano oggi voci abbastanza isolate, molto apprezzate dai direttori di giornali laicisti, ma con poca o nessuna incidenza sul popolo. A proposito di popolo è stato proprio L’Espresso a registrare con sorpresa che il papa professore è anche uno che convince la gente a mettere mano al portafogli. L’Espresso, appunto, ha dedicato una cover story piccante sul tema. Ma è un peccato, secondo lei, se nonostante la cattiva stampa la Chiesa gode di tale stima che l’obolo di san Pietro scoppia di donazioni? «Al contrario. Ma anche a prescindere dall’obolo di san Pietro. Il fatto che le udienze papali siano sempre così affollate, il fatto che ci sia sempre così tanta gente pronta ed attenta ad ascoltarlo è un segno del fatto che Benedetto XVI è un papa che è compreso dai cattolici semplici, quei cattolici che le élite chiamerebbero un po’ spregiativamente “illetterati”. Questi illetterati invece comprendono il Papa di più e meglio dei colti, forse anche perché covano meno pregiudizi. Ma lo comprendono soprattutto perché i pensieri di questo papa sono radicati nella gente, fanno parte di una tradizione popolare mai sopita, ancorata ad alcuni grandi ed essenziali pilastri della fede: il Credo, i sacramenti, il Padre nostro. Il Papa, agli occhi di questi cattolici è colui che sa meglio di chiunque altro incarnare e dare forma a questi elementi essenziali». È noto che nemmeno il magistero di Giovanni Paolo II attirò tanta attenzione da parte di laici miscredenti. Un fenomeno che viene un po’ denigrato e, da taluni, riportato a cause di bassa cucina politica. «Penso – continua Magister – che se questo papa suscita così grande curiosità in persone provenienti dagli ambienti culturali e dalle storie più disparate mi sembra una miopia – questa sì, politica – attribuire tale curiosità a qualcosa di diverso dal fatto che Benedetto XVI è capace di andare alle radici della crisi occidentale ed è capace di descrivere la fragilità del mondo. Mi pare ridicolo chi in Italia polemizza con gli “atei devoti”, facendo i soliti due o tre nomi. L’interesse per le parole di Benedetto XVI è mondiale e va da Jürgen Habermas a Roger Scruton, ed è un interesse destato dalla sconvolgente novità del vedere un papa che sa spiegare razionalmente le verità di fede».

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