«Mamma, se posso torno». La guerra in una promessa
La Prima guerra mondiale, la Grande Guerra del Piave e delle trincee scavate nel ghiaccio delle Dolomiti, ha lasciato per sempre le sue tracce lassù fra le cime rosa. La galleria del Lagazuoi, e i bunker del passo Falzarego, e le trincee delle Cinque Torri sono rimaste, e cent’anni dopo dicono ancora a chi percorre i sentieri l’ostinazione e il sacrificio di quei ragazzi di vent’anni, esiliati sulle Tofane. Il fucile in mano, sepolti dalla neve, lo sguardo che nelle giornate serene scivolava sulle valli, sui tetti delle case di Cortina e sui fienili, di cui i soldati ricordavano con struggimento il profumo di erba. Nessun fiore là sulle trincee arrampicate, ma solo la roccia bianca e aspra, e i canaloni profondi e spaventevoli come la morte.
Cerchi di raccontare qualcosa di tutto questo ai tuoi figli, ma è difficile nel ronzare dei motori delle seggiovie, nell’andirivieni vociante dei turisti, intravvedere questi posti com’erano negli inverni del ’15-’18. Quando fin qui si saliva solo a piedi, accompagnati dallo scricchiolio ostile del ghiaccio, e i muli si ribellavano, stracarichi e sfiniti, al loro destino. Quando da qui si tornava a casa, ai fienili e alle stalle, freddi e irrigiditi sui carri che sobbalzavano sui sassi delle mulattiere. I figli ascoltano, meravigliati ma come perplessi. Qui, dove nei rifugi servono Coca Cola e torta Sacher, e la gente sulle sdraio prende il sole? Non si può raccontare una guerra così lontana, che a chi è nato ora sembra solo un brutto sogno. Forse per questo, una generazione dopo l’altra, gli uomini ricominciano; perché non sanno, perché i padri non possono con le parole dire tutta l’angoscia di quando il nostro male, solitamente ammansito, scoppia e fuoriesce libero, ingoiando ogni cosa viva.
Ma, d’improvviso, ti viene in mente che in uno di quei fienili giù nella valle, nelle tue vacanze di bambina, avevi trovato, fra gli arcolai e le slitte, un elmo. Un elmo da soldato, brunito di ruggine, abbandonato da un tempo per te immemorabile. E su quell’elmo uno sconosciuto soldato aveva inciso con un temperino: «Mamma, se posso torno». Né inni di vittoria, né minacce al nemico, ma solo quella promessa alla madre, come una preghiera. Dici allora ai tuoi figli di quell’elmo riemerso dai ricordi, così come allora spuntò fra i forconi e le ragnatele. La guerra, è scriversi addosso «Mamma, se posso torno». Ora intravvedi negli occhi dei figli una compassione: la guerra è dubitare di riabbracciare tua madre. E questo anche un bambino lo capisce davvero.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!