Manca l’arma e il movente
Due sono le lacune dell’inchiesta: l’arma e il movente. Sul secondo aspetto i media ritengono che il gip Gandini sia un «convinto assertore della “dissociazione” di Annamaria», come scrive ad esempio Panorama sull’ultimo numero. Si è poi rimproverato al gip di aver “consultato” in un battibaleno un manuale di psichiatria. Leggendo le carte si evince che la amnesia dissociativa è soltanto un’ipotesi tesa a dare “spiegazione razionale” ad un gesto che di sicuro non ha nulla di razionale. In ogni caso, Gandini avanza un secondo possibile movente che potrebbe conciliarsi anche con una situazione di perfetta salute mentale dell’indagata: «Oppure più semplicemente, si può pensare che la Franzoni abbia soppresso la vittima perché quel mattino, dove lei già era irritata, Samuele le dava fastidio, essendosi messo a piangere sulle scale proprio mentre lei si preparava per uscire. In ogni caso si tratta solo di illazioni, che al momento non trovano alcun riscontro nei fatti». Ma chi ha ucciso Samuele? Scrive il gip: «Giova rilevare che secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, l’individuazione di un adeguato movente dell’azione omicida perde qualsiasi rilevanza, ai fini dell’affermazione della responsabilità, allorché vi sia la prova della attribuibilità di detta azione all’imputato».
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