Manganelli e tulipani. La brutta fine dell’Europeo

Di Roberto Perrone
12 Luglio 2000
Ho visto un giornalista svizzero furente: per la prima volta voleva dichiarare una guerra a nome della Conferazione...

Il mio amico Maurizio era venuto con altri volontari dall’Italia con un volo dell’Unitalsi. Accompagnavano un gruppo di disabili che volevano vedere la partita: hanno dovuto portarseli a spalla nel secondo anello dello stadio di Rotterdam. Ho visto colleghi traumatizzati da cinque ore in una cella un metro per uno vittime dell’ottusità degli olandesi e dei loro poliziotti da staterello sudamericano. Ho visto un giornalista svizzero furente: per la prima volta voleva dichiarare una guerra a nome della Conferazione. Ho visto un giornalista francese dell’Equipe buttato a terra e preso a calci da energumeni della security olandese, le facce abbruttite di chi va avanti da una vita a birra e salsiccia. Ho visto un ragazzo italiano, arrivato da chissà dove, arrestato perché cercava di comprare dai bagarini un biglietto per la finale. Ho visto Del Piero sbagliare il 2-0 due volte, mortacci sua, e l’Italia perdere la finale dell’Europeo. Ho visto Lawrence d’Arabia in un miraggio nella foschia dell’aereo dell’Italia in cui non funzionava l’aria condizionata. Torno e sento Berlusconi che sproloquia di pallone contro l’Italia. Eh no, Cavaliere, questa volta ha perso un’occasione per tacere. Si legga le mie pagelle sul Corriere: Zidane è stato al di sotto delle aspettative. Decisivo per niente. Perché non pensa a Desailly che, da quando il Milan l’ha venduto, è diventato campione del Mondo e d’Europa? Giù le mani dalla nazionale. Onore al pupone e ai suoi fratelli.

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