Manovrabili e annoiati: i perfetti cittadini della scuola che verrà

Ultima perla del ministro dell’Istruzione pubblica, Giuseppe Fioroni: «La scuola deve semplicemente formare buoni cittadini». Grazie dell’informazione, ministro. Prima di tutto perché chiarisce a quale idea di scuola lei si rifà: l’Ecole républicaine, alla francese, formatrice appunto di citoyens, quella che è stata definita di recente, da insigni pedagoghi in libri molto venduti, la Fabrique des cretins, la fabbrica dei cretini. Perfettamente indottrinati su femminismo, no global e violenza delle religioni, ma digiuni delle grandi correnti di sapere e di fare, su cui si è costruito l’Occidente. Una fabbrica di cretini-bravi cittadini, che faceva cantare già molti anni fa al poeta Georges Brassens: «Io sono l’erbaccia cattiva, cara brava gente, bravi cittadini. Io non mi lascio né ammassare, né mangiare dai ruminanti». Non che ci sia niente di male nel bravo cittadino: tutti noi dobbiamo essere anche quello. Solo che detto da lei, dal potere, ciò svela l’obiettivo di formare gente che stia buona, che non rompa le scatole al potere stesso, che non pensi con la sua testa, che non voglia innovare e cambiare nulla.
Ecco perché vi fa orrore l’idea di aggiornare la costituzione: voi vivete di conformismo alle norme di ieri, non di passione per quelle di domani. Per fortuna la scuola fascista era stata pensata da un gentiluomo e filosofo come Giovanni Gentile, che intendeva formare degli individui pensanti, degli esseri umani, non solo dei “bravi cittadini”, altrimenti la Resistenza (se la scuola italiana avesse formato solo bravi cittadini fascisti) non ci sarebbe mai stata. E ancora prima, se nel Lombardo-veneto a dominazione austriaca l’idea di scuola fosse stata così asfittica, non sarebbero mai nati l’illuminismo lombardo e il Risorgimento. La scuola dovrebbe formare persone umane, tranquilli cittadini in situazioni al passo coi tempi, rispettose dell’uomo e della sua crescita; ma cittadini più inquieti e anche scomodi, in altre, nelle quali il cambiamento (che secondo la visione di questo governo è eversione, o giù di lì), preme fortemente la coscienza delle persone.
La sua affermazione, caro ministro Fioroni, ci spiega però anche un altro fenomeno. Vale a dire perché la stragrande maggioranza dei giovani si annoi a morte, quando non si arrabbi, nei vostri allevamenti di “buoni cittadini”, magari schiamazzanti, ma sempre in batteria. Cinque ore al giorno, per i quindici anni più delicati della vita umana, impiegati per omologarsi al pensiero debole dominante (poverissimo) sono davvero troppi. La scuola ha a che fare con l’educazione e con la vita, con le domande profonde che ogni adolescente ha nel cuore e che voi vorreste spegnere nella vostra minestrina politicamente corretta. Per questo la vostra scuola non funziona. Gli adolescenti, come i bambini amati da Gesù, hanno uno sguardo che cerca al di là di norme e regolamenti. Come genitori ed educatori, cerchiamo che la scuola-batteria di bravi cittadini non lo spenga.
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