Maria lasciala alle toghe e ai cronisti
Mio caro Malacoda, continua ad arruolare giudici e giornalisti. Oltre che i più utili, si rivelano naturalmente i più adatti alla nostra causa. I giudici per la banalità delle loro dichiarazioni, supportate però da dotte analisi e raffinate ricerche. I giornalisti per l’enormità della loro ignoranza. L’ultimo esempio ci viene da Bologna, meravigliosa città dell’Italia settentrionale a suo tempo definita “ricca e disperata” da un funzionario del Nemico. Qualcuno si offese perché vide un legame di causalità tra i due aggettivi usati da quell’arcivescovo, ricca e “quindi” disperata, mentre (questo va riconosciuto a Giacomo Biffi che tutto è tranne che un moralista e quindi un nemico ancora più pericoloso per noi) il cardinale disse ricca “e” (purtroppo anche) disperata. Il suo giudizio conteneva un complimento e un rammarico. Per fortuna pochi l’hanno capito e l’equivoco sul rapporto tra la terra e il cielo, tra la materia e lo spirito può continuare. E in quel di Bologna continua grazie al colpo di genio di un procuratore, il quale – dopo le futili polemiche su una rappresentazione teatrale dal titolo involontariamente offensivo “La Madonna piange sperma” – ha stabilito che nel caso tecnicamente non si possa parlare di bestemmia perché la Madonna non è una divinità. Il magistrato precisa di essere giunto a tanta conclusione «studiando anche nei weekend». Se il venerdì sera avesse telefonato a Biffi, si sarebbe goduto il meritato riposo. Nel suo resoconto su una gazzetta milanese il giornalista così commenta: «Curia e fedeli. ora si vedono non offendere, ma addirittura negare la natura divina della Vergine». A noi tutto ciò che contribuisce alla confusione va bene, ma dove l’hanno letta questa della divinità della Madonna? E poi preparati alla replica di qualche fan di quello spirito dissacratore di Biffi, uno di loro mi ha scritto: «Cos’è questa idea dell’offesa alla Divinità? Mica siamo nell’Olimpo degli Dei pagani e permalosi, qui si parla di persone in carne e ossa. Sono io che mi offendo, e mi offendo perché si sta insultando mia madre, perché io mi comporterò anche come un figlio di puttana, ma mia madre non è una puttana. È risaputo che noi ci identifichiamo molto di più nei nostri affetti che non in noi, perché noi siamo i nostri affetti. Io amo quella donna più di me stesso, perché madre come lei nessun mai. E, anche se è grave, posso contemplare il fatto che qualcuno nomini il nome di Dio invano, ma non posso accettare che si disonorino il padre e la madre. E non si tratta di familismo italico, ma dell’esperienza più laicamente evidente dell’esistenza di Dio».
Caro nipote, ricorda che un cattolico che insorge per un’offesa alla Madonna non difende Maria, difende se stesso, i suoi figli, le mura della sua chiesa, il bar del suo circolo parrocchiale. Non sottovalutare questo materialismo tipico di chi è convinto di appartenere a una realtà vivente. Guardare alla Chiesa come a una realtà morta potrebbe portarti alla sorpresa non di una società di morti in piedi (come spesso dà l’impressione di essere) ma di una città paradossale nella quale anche i morti camminano. Per questo si offendono anche quando te la prendi con i santi. Li considerano vivi.
Alla prossima. Tuo affezionatissimo zio Berlicche
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