Marx in banca

Di Tempi
22 Giugno 2006
Sconcerie nuziali tra comunisti e poteri forti

«Ho sempre rispettato il capitale ma ho sempre sospettato dei capitalisti. Quando, ad esempio, si ergono a interpreti dell’interesse generale provocano in me un po’ di scetticismo». Questo capolavoro di ipocrisia si trovava il 16 giugno sulle colonne del quotidiano comunista il manifesto. E l’evangelista di questo nuovo mondo possibile dove è un vanto rispettare l’umanità senza rispettare gli uomini è nientemeno che Salvatore Bragantini, ex commissario Consob degli anni del primo tandem Prodi-D’Alema e commentatore del Corriere della Sera. Che è appunto il quotidiano dei capitalisti che si ergono a interpreti dell’interesse generale. Perciò i nostri lettori capiranno se chiediamo loro il sacrificio di suddetta lettura. Ne vale la pena, garantito.
Sul taccuino di Bruno Perini, infatti, Bragantini ha il coraggio di rilasciare una serie di affermazioni che hanno dell’incredibile. Anche sorvolando sul fatto che l’intervista si intitola “La ‘malattia’ Berlusconi”. Anche senza star lì a sindacare quando il Nostro vomita allarmi sul fenomeno di un’Italia che, invece di punire, premia chi viola le regole (leggi il Cavaliere, ovviamente). Anche facendo finta di non notare la cannonata sulla «pericolosità di Berlusconi» che si dimostrerebbe prefino in «cosa sta accadendo nel calcio». Anche con tutta la buona volontà, insomma, come si può non restare basiti quando una penna dei padroni si compiace su un giornale proletario (consenziente) del fatto che finalmente sono scomparsi i prepotenti controllori dei poteri forti, che poi sarebbero Mediobanca, Antonio Fazio e Berlusconi? Certe cose, in bocca a un intellettuale del gruppo detentore della maggioranza delle azioni di quel sistema editorial-giudiziario che ha bombardato e abbattuto i “poveracci” di cui sopra con metodi non proprio indiscutibili, fanno ridere. O meglio, farebbero ridere se il Bragantini sul manifesto non fosse quel che è, cioè un clamoroso epifenomeno dello strano matrimonio di convenienza fra un governo di estrema sinistra e i poteri forti.

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