Matrix revolutions

Di Simone Fortunato
13 Novembre 2003
Il mondo si divide in due categorie: c’è chi ha visto Matrix e chi ha speso meglio i propri soldi.

Il mondo si divide in due categorie: c’è chi ha visto Matrix e chi ha speso meglio i propri soldi. Intendiamoci: il primo Matrix aveva del buono, nonostante avventate strumentalizzazioni da parte di mistici dell’ultima ora. E nemmeno il secondo, per quanto inutile, era totalmente disprezzabile: si accennava a sciogliere qualche nodo (la questione del libero arbitrio) e, poi, c’era l’esibizione della Ducati. Ma il terzo, con buona pace di tutti, è un’escrescenza inutile. La storia, le risposte alle domande poste dai primi due, gli effetti speciali all’avanguardia? Non ci sono. E gli attori? Non recitano. I fratelli Wachowski non sanno dove sbattere la testa: ci mettono quaranta minuti per capire che un film d’azione ha bisogno d’azione e non può bloccarsi in una stazione del metrò. E così, dedicano l’ora e venti restante ad una battaglia finale, tanto confusa sul piano narrativo quanto deludente dal punto di vista degli effetti. E il finale, forse in funzione di ulteriori sequel, non risolve un accidente. Che i fans della saga si arrendano all’evidenza: se c’è stata, la rivoluzione è finita con il primo episodio.

Di L. e A. Wachowski
Con K. Reeves, L. Fishburne.

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