Media e manette campagne perfette

Di Lodovico Festa
22 Settembre 2005
L'ESTATE DEL LINCIAGGIO SENZA PIETA' DI FAZIO. E DEGLI ELOGI (SENZA RITEGNO) ALLA FIAT

La caccia ad Antonio Fazio prosegue. Le dimissioni di Giampiero Fiorani sono un’altra occasione per inchiodare il governatore. Claudio Gatti del Sole 24 ore investiga sulla fragilità della Popolare italiana. Ascolta: «una sua fonte», «un esperto ex funzionario della Banca d’Italia», «un ex ispettore», «un funzionario della Banca d’Italia al corrente dei fatti» «molti ispettori». Con tutto questo po’ po’ di testimoni, ricava questa conclusione: la banca sarà in difficoltà se non venderà le sue azioni di Antonveneta. Se compri, dunque, un terzo di una banca che è assai più grande di te e poi non consideri questo investimento nel calcolare il tuo patrimonio, sei in difficoltà. Forse sarà questo l’argomento definitivo per inchiodare il governatore di Bankitalia
Nel circuito mediatico-giudiziario che vuole liquidare Fazio un posto eccellente ha Paolo Panerai. In un editoriale di Milano Finanza scrive che non avendo finora convinto Fazio alle dimissioni «neppure il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con le chiare parole pronunciate in Abruzzo, non rimane che una via, la meno gradevole e la meno onorevole. Ancora una volta sarà, probabilmente, la magistratura a dover surrogare la politica.».
Questa è la musica dei nostri giornalisti-procuratori aggiunti che spinge chi considera da tempo sbagliata la politica della Banca d’Italia, ma vuol continuare a guardarsi allo specchio, a schierarsi contro linciaggi e magistrature che “surrogano” politica, mercati, autorità competenti e quant’altro.
In prima linea anche il Corriere della Sera. Ecco alcuni titoli dedicati alle vicende: “Trichet: sul caso Bankitalia saremo inflessibili”, “Bankitalia, Fazio non convince il vertice Bce”. “La Ue: Fazio ha violato lo spirito della legge”. Se poi si leggono le notizie per intero o ancor meglio se il giorno successivo si cercano le sentenze dei tanti “processi” annunciati, si scopre che i banchieri centrali considerano Fazio uno di loro da non rimuovere per almeno cinque anni, che il ciarliero commissario Charlie McCreevy alla fine afferma che il governatore di Bankitakia non ha infranto le regole. E così via.
Questi “titoli” su Bankitalia fanno ancora più impressione se comparati a come, sempre sul Corriere, si descrive l’acquisizione dell’8 per cento di Fiat da parte dell’Ifil: «la paura della scalata», «il totale consenso della famiglia». E le prese di distanza di Andrea Agnelli sul Foglio? «Andrea ha solo espresso legittimamente la sua opinione», dice al Corriere Yaki Elkann. E le perplessità della Consob? «Si è limitata semplicemente a richiedere alcune integrazioni al comunicato diffuso giovedì sera dal consiglio Ifil. Dettagli che dovranno essere forniti durante il fine settimana».
Il Sole 24 ore in uno degli editorialini delle pagine finanziarie commenta: «Con la mossa di Ifil, il listino di Milano ha perso la speranza di una bagarre per il controllo del primo gruppo industriale del Paese». E allora, d’ora in poi, come chiameremo il secondo dorso specializzato del Sole: non più Finanza e Mercati, ma “Finanza e bagarre”?
Questo è lo stile in corso, molto maoista: «Più pesanti di una montagna con i nemici, e più leggeri di una piuma con gli amici». è lo stile del piccolo establishment messo insieme dal Clan Montezemolo (ristretto ma dinamico) e dal clan Geronzi (allargato ma articolato) che vuole decidere tutto: dalle banche alla politica. Riportando in azione il simpatico mix di giornalismo e magistratura dei bei tempi degli anni Novanta. Peraltro proprio in queste settimane alcune testimonianze intorno allo scoop del Corriere sull’avviso di garanzia a Silvio Berlusconi nel ’94, hanno informato meglio su come funzionò allora questa mitica liaison carta stampata-manette.

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