Meeting? E’ l’incontro, bellezza

Di Luigi Amicone
04 Luglio 2002
Come nelle 22 edizioni precedenti, anticiperà i temi sociali (e le polemiche politiche) dell’anno entrante. Ci saranno Berlusconi e Prodi, ministri e missionari, veline e famigliole vocianti. Il tutto all’insegna di un fil rouge che c’entra con le Torri Gemelle. Intervista a Giancarlo Cesana

Carate Brianza. Zar, il quattrozampe che ci fa compagnia in una serata estiva alla Robinson Crusoe, fiuta l’ospite e, come si esige a un grosso cane lupo, viene rispedito dal padrone di casa a bazzicare in giardino. I figli del nostro interlocutore sono fuori. Caterina è da un’amica a ripassare le ultime cose per l’esame di maturità, Francesca è al cinema, Giovanni dagli amici in montagna. Sua moglie, Emilia, è mancata due anni fa, morta in un incidente automobilistico in Paraguay. E lui domani mattina deve alzarsi alle sei, prendere il primo volo per Roma, andare a una riunione di una commissione ministeriale sull’università. Lui è Giancarlo Cesana, 53 anni, medico, professore universitario; è il laicissimo amico di quel don Luigi Giussani – fondatore e leader di Comunione e Liberazione – che lo ha voluto al suo fianco e poi come suo braccio destro alla guida del movimento fin dagli anni Settanta.
Così, ancora una volta, toccherà a Cesana guidare la compagine ciellina sul palcoscenico della più grande manifestazione popolare italiana estiva, il Meeting dell’amicizia, in scena come tutti gli anni – e sono ormai ventidue – in quel di Rimini. L’appuntamento è nella settimana compresa tra il 18 e il 24 agosto. Come al solito, all’insegna di un titolo-slogan che richiede qualche spiegazione.
“Il sentimento delle cose, la contemplazione della bellezza”. Vero che il titolo del Meeting di quest’anno non è un omaggio alla “scelta religiosa”?
Non è scelta religiosa perché della bellezza hanno bisogno tutti. “La contemplazione della bellezza” è più complicato perché vuol dire che la bellezza prima di tutto è data. E, in secondo luogo, che è segno di qualcosa di più grande. Quindi è segno di Dio e non la si può usare a proprio piacere. Non che non la si debba frequentare, non la si debba abbracciare, ma non la si può usare a proprio piacimento.
Questo Meeting arriva dopo un anno particolare, dopo l’11 settembre e insieme al gran disordine mondiale…
Sì, una grande incertezza e una grande confusione sembrano dominare. E l’11 settembre è l’emblema di ciò. Però è una grande incertezza e una grande confusione rispetto a una presunzione di certezza. Perché la condizione umana è sempre stata così. È sempre stata dentro la precarietà. Per un po’ di anni i potenti hanno fatto pensare che essi fossero inviolabili e che esista un potere inviolabile, ma non è così.
A proposito di potenti, tra un presidente Bush che dice «la libertà ha bisogno dell’America» e il terrorismo che promette all’America una guerra implacabile, c’è di mezzo anche una Chiesa cattolica che, come di nuovo in America dimostra lo scandalo pedofilia, è sotto il fuoco delle critiche. Viene in mente quel verso di Eliot: «Sono gli uomini che hanno abbandonato la Chiesa o è la Chiesa che ha abbandonato gli uomini?»
È vero che l’America è fondata sulla libertà e che, pur con tanti errori, ha sempre tentato di difendere la libertà. Però chi ha fatto la libertà non è l’America. Chi ha creato il concetto di libertà come lo conosciamo, chi l’ha inventato, chi l’ha reso praticabile, non è l’America. Quindi la Chiesa, per quanto in crisi, per quanto messa in difficoltà, non dovrebbe dimenticare la sua origine che non è un’ideologia morale ma è Cristo. Che è quello che ha introdotto nel mondo il mondo nuovo. E la promessa è che la Chiesa ci sarà sempre per questo. Quindi il suo ruolo è ancora più necessario, anche se in termini misteriosi, perché come del resto succedeva per il popolo di Israele, il compito più grave sembra potersi realizzare quanto più chi ha la missione di compierlo diventa piccolo, diventa, appunto, il resto di Israele.
Quando senti predicare la morte in nome di Allah o, come succede in Israele, di attentatori-suicidi in nome di Dio, cosa pensi?
Penso che sia un Dio pericoloso. Jean Guitton sostiene che l’islam è un’eresia cristiana. Certamente, come diceva Solove’v, ne è una banalizzazione – Dio non ha volto e la libertà dell’uomo non esiste essendo tutta sottomessa a questo Dio senza volto – in cui facilmente può prender piede una negazione ideologica della religione. E questa, della violenza e del suicidio, è tale.
Quest’anno al Meeting tornano Berlusconi e Prodi. Qual è la tua percezione del momento politico attuale in Italia e in Europa?
È un momento in cui alla crescita del benessere non corrisponde una crescita nella chiarezza di idee. Anzi, mi pare esattamente il contrario. E questo è ciò che rende il presente meno facile, perché se uno non ha idee chiare, anche del benessere dell’altro non sa che farsene; cerca continumente sicurezza, ma una sicurezza che è fondamentalmente irraggiungibile. Come dimostrano le Torri Gemelle, la sicurezza è sempre insidiata.
Che c’entra questa dura realtà con Rimini? In altre parole, perché varrebbe la pena fare un passaggio al Meeting?
È l’aspetto che c’è nel titolo. Il Meeting è un incontro ed è interessante perché si trova di tutto, dal militante unto dall’olio delle patatine a Berlusconi, dai minstri, alle hostess, alla gente comune. Però è un incontro che ha dentro un filo, cioè un perché e uno scopo. Che sono i due fattori che rendono un incontro interessante.
Scusa se te lo chiedo, è il secondo Meeting che Emilia non c’è. Come cambia per te questo incontro?
Cambia che l’incontro, l’incontro umano, quanto più diventa vero, si riempie anche della nostalgia dell’incontro con persone che non ci sono più. E diventa un incontro più grande. Perché è un incontro con quello che c’è e con quello che apparentemente non c’è. Però c’è, lo vedi.

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