Meglio medioevali che Boselli
Il Patriarca di Venezia, Angelo Scola, ha riproposto di recente questioni che in altri paesi sono evidenze acquisite: che la chiave dello sviluppo di un popolo è l’educazione; che non c’è educazione senza trasmissione di una tradizione culturale che dia ragione dei valori che reggono la vita del popolo; che esistono diverse tradizioni culturali e perciò differenti ipotesi pedagogiche; che, di conseguenza, anche i cosiddetti ‘valori comuni’ che fondano la laicità e la democrazia degli Stati europei sono tanto più tutelati quanto più gli Stati stessi garantiscono a ciascuna tradizione culturale di trasmettersi, controllando che tale trasmissione sia rispettosa dei valori e delle norme che fondano la convivenza di tutti (e che quanto più tali diverse tradizioni culturali si sentono legate a uno Stato tanto più questo ne riconosce e tutela il diritto a esprimersi). E come rispondono al Patriarca le vestali della laicità? Ovvio. Non si sognano neppure di entrare nel merito delle questioni. Le liquidano a suon di frasi fatte: «Parla di Europa ma pensa al Medioevo. Vuole che si passi dalla scuola di Stato alla scuola della Chiesa» (Enrico Boselli, Sdi). Adombrano scenari apocalittici (mentre negli Stati in cui la libertà di educazione è reale i fatti dimostrano il contrario): «Si vuol dividere, frantumare?» (ancora Boselli). «È necessario dire quale sarebbe il risultato di questa dissennata proposta? In un paese già così diviso?» (Corrado Augias, Repubblica). Si trincerano dottamente dietro l’art. 33 della Costituzione, il celebre «senza oneri per lo Stato», come ha fatto sul Corriere della Sera il raffinato Francesco Margiotta Broglio (quante volte toccherà ripetere che un ragazzo che va nella scuola dello Stato, allo Stato costa; e che se lo stesso ragazzo va in un’altra scuola, finanziato dallo Stato, per lo Stato non è un ‘onere’?). E neppure uno straccio di giornale ‘laico’ che si sia sognato di chiedere un parere ai laici – senza virgolette, non sono pochi – che condividono le posizioni del Patriarca.
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