Meglio per noi, meglio per l’ambiente
Ricordiamo tutti lo smog di Londra, che rendeva difficile riconoscere vie e persone e facilitava la vita ai delinquenti di tutti i tipi: dalla fine degli anni Cinquanta dello scorso secolo è andato via via diminuendo, e da alcuni decenni non si è più visto. è noto a tutti che da tempo è stata registrata la risalita di salmoni nel Tamigi. Seri interventi normativi, e una buona amministrazione, hanno ottenuto il risultato. è dunque provato che lo stato dell’ambiente può migliorare in modo significativo: basta fare le opportune scelte legislative e operative, come fu fatto dai governi inglesi di cinquant’anni fa.
Anche in Italia, dove non erano presenti fenomeni tanto evidenti quanto quelli inglesi, i dati ambientali sono in costante miglioramento da alcuni decenni a questa parte: gli inquinanti atmosferici sono in forte diminuzione (i composti dello zolfo sono ormai praticamente assenti), e si è riscontrato un andamento simile per l’inquinamento dei corpi idrici. Questi sono solo esempi di come l’andamento positivo dell’economia, della scienza e della tecnologia facciano bene all’ambiente; di come l’uomo sia sempre in grado, impegnandosi seriamente, non solo di rimediare ai danni fatti, ma di stabilire un nuovo equilibrio, migliore del precedente, ad un livello più elevato rispetto alla qualità della vita.
Nella visione antropocentrica che ci caratterizza, l’ambiente è tanto migliore in quanto consenta la migliore qualità della vita dell’uomo. L’assestamento ai livelli superiori di qualità di vita, naturalmente, sarà possibile solo nella misura in cui il complesso delle attività umane raggiunga livelli più elevati di produzione, e, quindi, anche di consumi. Di produzione perché solo quello che viene prodotto può essere ripartito; e di consumi perché sarebbe inutile ripartire quanto poi non viene consumato. La correttezza di questo ragionamento regge solo se agganciata ad una premessa e ad una condizione. La premessa è che il maggior problema ambientale è la scarsità di risorse disponibili; la condizione è che le risorse prodotte in più vengano ripartite secondo equità.
Siamo comunque sulla buona strada: è vero che ci sono ancora 800 milioni di persone sottoalimentate, ma questo dato corrisponde ad una percentuale del genere umano più bassa di quato sia stata mai nel passato.
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