Meglio una lucciola che nulla

Di Tempi
10 Luglio 2003
Liberia, la preghiera delle donne: «Il mondo venga a salvarci»

Somini Sengupta, Liberia, la preghiera delle donne: «Il mondo venga a salvarci», la Repubblica, 2 luglio.
In Liberia, dal 1990 insanguinata da una ferocissima guerra civile, da 3 mesi un gruppo di donne – cristiane e musulmane insieme – si inginocchiano a pregare lungo i cigli delle strade, chiedendo la fine di violenze, stupri e rapimenti.

La vera libertà sta nell’aderire al significato autentico della vita, L’Osservatore Romano, 2 luglio.
In visita ai carcerati di Opera, il cardinale Tettamanzi ha detto: «Chi è nel carcere? C’è sempre e solo una persona. Ma se in carcere c’è una persona, questa sente dentro di sé, tra i tanti bisogni, il più impellente, il bisogno della libertà».

Ettore Mo, Dieci ragazzi cercano di giocare alla pace, Corriere della Sera, 7 luglio.
«Era il ’93 o il ’94 quando la signora Rutle Atsmon, ebrea, decise di fondare una rivista bilingue – ebraico ed arabo – scritta da ragazzi e destinata ai ragazzi, che prese il nome di Windows, Finestre». A Gubbio si sono trovati 10 di questi giovani redattori, che a casa loro possono difficilmente frequentarsi per la paura imposta dal conflitto.

Commento
Tra tutti i fatti riportati dalla stampa, quelli che abbiamo selezionato sono apparentemente piccoli, in confronto alla cronaca “principale”. Una vacanza a Gubbio; un gruppo di donne inginocchiate per le strade della Liberia; i carcerati di Opera: perché sono importanti? Cosa questi fatti hanno da dire a noi, così – giustamente – preoccupati dal dibattito politico europeo e interno; dall’attentato kamikaze di Mosca; dall’uccisione dei soldati americani in Irak; dai lugubri bollettini della cronaca nera? Questi fatti confermano che l’attrattiva del Bene è irresistibile, se non altro perché ci sono persone che lo desiderano e non smettono di praticarlo. E tutto questo non va ridimensionato solo perché illumina come illuminano le lucciole una notte senza luna, cioè poco. Quel poco non è veramente poco, perché se non ci fosse sarebbe buio pesto. Un carcerato che si sente dire: anche adesso che sei dietro le sbarre, sei fatto per essere libero, cioè per stare insieme a chi ti ama; ragazzi ebrei e palestinesi che fanno vacanza insieme; donne cristiane e musulmane che pregano insieme. Mettersi insieme a qualcuno è necessario per poter sperare, quando sembra che non ci sia più niente da fare. E colui al quale ci si mette insieme diventa propriamente maestoso, testimone della signoria del Bene, dell’Essere che fa la vita: anche se carcerato; anche se ragazzino; anche se una povera donna distrutta.

In breve, dalla stampa – dal 1 al 7 luglio 2003.

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