In memoria
Caro direttore, scusami se la mia rubrica di questa settimana è carica di malinconia e di nostalgia. Spero che non sia un “memoranda” personale. Il 28 maggio scorso ricorreva il ventiquattresimo anniversario dell’omicidio di Walter Tobagi, mio amico e collega al Corriere della Sera e nel sindacato dei giornalisti, dove fondammo insieme la corrente di “Stampa democratica”. Già in quell’epoca, lui cattolico-socialista e io craxiano, avevamo una comune passione: sconfiggere il cattocomunismo dilagante in questo paese. Forse non avevamo il senso della realtà che ci circondava. Ma ci provammo lo stesso.
In tutti i casi, se, in quella mattina piovosa del maggio 1980, non fosse stato ucciso, oggi Walter avrebbe 57 anni e sarebbe probabilmente in un posto di “prima fila” del giornalismo italiano. Il destino ha tracciato invece per l’Italia un’altra politica e un altro giornalismo, sul quale non ho affatto voglia di fare ancora polemiche. Voglio ricordare Walter solo come persona preparata culturalmente e professionalmente. Un uomo gentile, serio e nello stesso tempo pronto a sorridere. Lo ricordo qui per la sua attenzione all’impegno universitario del movimento fondato da don Luigi Giussani. Mentre gli altri bollavano comicamente di “fondamentalismo” quella testimonianza di vita cristiana, Walter la guardava con attenzione e rispetto.
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